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Gustare le specialità sarde

febbraio 25th, 2009 | by Red
Gustare le specialità sarde
Sardegna
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La Sardegna desta di anno in anno un interesse sempre più grande; quanto più la vita si fa convulsa e caotica tanto più si sognano e si cercano quei luoghi dove il rapporto fra l’uomo e la natura è ancora immediato, dove sono garantiti, nella ricchezza di spazi, il silenzio e l’isolamento. Ci si ripropone il paesaggio primitivo talvolta duro, violento nella vegetazione di oliveti e di arbusti, nella mitologica presenza, fra sterpi e petraie, dei grandiosi nuraghi, nel colore prepotente dell’aria che si tinge di rosso e di verde, nell’impeto azzurro del mare che si fonde con la terra e si addolcisce con improvvise trasparenze, nelle piccole insenature.
Si riscopre il senso drammatico della lotta fra l’uomo e la terra per strapparne le ricchezze, il senso rude e schietto della civiltà montanara, la quiete riposante di una terra antica, quasi leggendaria con le sue tradizioni, le sue miserie, le sue sofferenze e le sue rivolte. È in questa Sardegna dei secoli passati, non in quella di Alghero, di Oristano, di Sassari, di Cagliari già moderne e nuovissime, che dobbiamo cercare il colore e il sapore della cucina che, frugale e solida, a un tempo, presenta ancora caratteristiche arabe e spagnole. Nei condimenti domina lo zafferano, che dà ai piatti un particolare aroma, si mette anche nelle minestre e nei farinacei. La classica minestra sarda è la «fregula» fatta di pallottoline di semola colorate di zafferano e cotte nel brodo. Di semola sono i «malloreddus alla Campidanese» in cui è ancora lo zafferano che dà fragranza e colore. Come nella cucina meridionale in genere, anche qui si usano molto le paste asciutte: i «ferrittus» e gli spaghetti che oltre ai soliti condimenti di sugo di pomodoro e di carne si avvalgono di altre salse più piccanti.

Anche nella preferenza delle carni e nella cottura delle stesse si nota un gusto primitivo, agreste: carne di maiale, di capretto, di agnello, raramente di bue, arrostita allo spiedo su fuochi di legna con abbondante uso di erbe aromatiche. Per la selvaggina, che in Sardegna è abbondantissima, lepri, conigli selvatici, anatre selvatiche, folaghe, ottarde, i sardi usano delle preparazioni veramente singolari che varrebbe la pena di conoscere e gustare «in loco» come la «tacula» in cui tordi e merli legati insieme, spennati ma non vuotati, sono fatti bollire e poi lasciati raffreddare in un sacco pieno di foglie di mirto. Da ricordare inoltre tra i piatti a base di carne il «puddighinus a pienu» o pollastrella ripiena e cotta al forno. Numerosissimi sono i dolci: zucchero, miele e saga o mosto cotto, pinoli, noci, mandorle, uva passa e cannella rientrano nella confezione di varie torte, ciambelle e panforti.

Molto usati sono le «pàrdulas», i «pirichittus», i «mustazzolus» a forma di losanga e a base di farina, mandorle, canditi e zucchero; i «ziddinis» panforti di mandorle, miele, sapa, semola e cannella e tanti altri sotto forma di panetti molto duri di facile e lunga conservazione. I buoni vini sardi, eccezionalmente sapidi e profumati, accompagnano la degustazione di questa cucina che ha le asprezze e le dolcezze improvvise di questa terra primitiva e romantica.

Tutte queste prelibatezze si possono degustare nei tanti agriturismi che sono sorti nell’isola oppure nei ristoranti che preparano i piatti tipici del luogo. Per i vostri viaggi del gusto la Sardegna è il luogo ideale per assaporare cose particolarissime.

2 Comments

  1. ortis says:

    La cucina sarda è ottima, provare per credere!

  2. magda says:

    Quando vado in un posto nuovo, mi piace assaporare tutto di quel posto, le tradizioni, la cultura e la buona cucina, e devo dire la verità, quella sarda è ottima.E alla fine un bel bicchierino di mirto per completare il tutto.

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