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Carnevale a Mamoiada: il mistero dei Mamuthones

gennaio 22nd, 2010 | by Red
Carnevale a Mamoiada: il mistero dei Mamuthones
Arte & Cultura
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Siamo a Mamoiada nel cuore della Barbagia, in provincia di Nuoro, si percepisce il rumore da lontano, uno scandirsi ritmico di campanacci,preceduto dall’ incalzante silenzio della folla ipnotizzata dal fascino severo dei Mamuthones di Mamoiada.30 chili di campane sulla schiena, pelli nere di pecora adagiate sulle spalle e Sa bisera, la maschera nera che la tradizione vuole in legno di pero, con un’espressione impassibile, priva di qualsiasi carattere antropomorfo. L’aspetto misterioso di queste maschere si presta a differenti interpretazioni: il gruppo di Mamuthones (formato da 12 elementi in genere), può rappresentare una mandria di buoi ammansiti o anche gli invasori saraceni assoggettati ai pastori di Barbagia, i cosiddetti Issohadores. In entrambi i casi si evidenzia la venerazione quasi mistica per il bue, animale tanto prezioso e utile per l’ uomo.

Gli Issohadores indossano maschere austere e bianche, un giacchetto rosso attraversato da una cintura di cuoio ricoperta di sonagli.Muove con estrema abilità sa soha, una lunga fune di giunco, lanciandola verso il pubblico, ed è considerato segno di buon auspicio rimanere imbrigliati da sa soha durante la sfilata dei Mamuthones.

Mamoiada inaugura il periodo carnevalesco il 17 Gennaio, Sant’Antonio Abate, giorno in cui i Mamuthones escono per la prima volta e danzano intorno al fuoco. Bisognerà aspettare la domenica di Carnevale e il Martedì Grasso per assistere nuovamente a questa marcia armonica, quasi primitivamente danzata, di Mamuthones e Issohadores, figure distinte ma indivisibili.

A Mamoiada in questo periodo si respira un atmosfera di latente festosità, molto forte è l’dentità culturale dei suoi abitanti che partecipano attivamente all’ultimazione dei carri allegorici.

Il Carnevale si conclude il Martedì Grasso con la morte simbolica di Juvanne Martis, un fantoccio portato a spasso per l’ intera giornatadai giovani del paese che cantano motivi funerari in dialetto. Bussando di porta in porta essi chiedono delle dosi di vino per le trasfusioni al povero moribondo che vengono raccolte in un’unica damigiana posizionata sul carro. Il vino verrà bevuto dagli stessi giovani e i loro canti diverranno sempre più stonati. Il rito si conclude con l’ apertura del ventre del fantoccio, i ragazzi cercheranno di rianimarlo, ma non ci sarà nulla da fare. Juvanne morirà nella piazza principale del paese, tra le braccia dei suoi compagni, ormai incapaci, per il loro stato di ebbrezza, di sostenerne addirittura il corpo.È la fine del carnevale mamoiadino e di quest’atmosfera frizzante. Gli abitanti aspetteranno impazienti un altro anno per riassaporarne i colori e respirarne l’ allegria che pervade questo caratteristico paese dell’ entroterra sardo, dove cultura e tradizione permangono intatte nel tempo.

Informazioni e fotografie sul Carnevale, ma anche su siti di interesse archeologico di Mamoiada, nuraghi, domus de janas (case delle streghe), menhir e altro, soluzioni per soggiorni e altre curiosità, sono reperibili sul sito www.mamoiada.net

Interessante è la visita al Museo della vita e delle tradizioni sarde di Nuoro, dove si possono ammirare i costumi particolari per la preziosità di stoffe e ricami, amuleti, gioielli e utensili, arazzi, mobili, e persino dolci con decorazioni minuziose ed eleganti confezionati per le cerimonie: http://www.paradisola.it/monumenti-sardegna/detail.asp?iPro=178&iType=36

Fotografie tratte dal sito www.sardegnainsieme.it e www.mamoiada.net

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