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Domenica di Carnevale: Ravioloni Scapolesi e l’Uomo Cervo in alta Valle del Volturno

febbraio 9th, 2010 | by Red
Domenica di Carnevale: Ravioloni Scapolesi e l’Uomo Cervo in alta Valle del Volturno
Molise
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Siamo a Scapoli nella Valle del Volturno, a 30 km da Isernia, in un comune che conta 945 abitanti ( 611 mt s.l.m.). Conosciuto per la tradizione della zampogna di cui si può apprendere la storia e la cultura al Museo Internazionale della Zampogna, dove sono presenti strumenti del genere provenienti da tutto il mondo. Il paese vanta la fortuna di essere sede di fabbriche artigiane dove si costruisce sapientemente questo antico strumento. Gli indirizzi dei maestri del legno sono reperibili sul sito www.comunescapoli.is.it

Ma in questo periodo il vero fiore all’ occhiello di questo piccolo e suggestivo comune, appartenente al Parco Nazionale d’Abbruzzo, Lazio e Molise, è il tipico Raviolo alla scapolese, che ne ha determinato l’ appartenenza alla rete “città-comuni dei sapori tipici d’ Italia”. L’ appuntamento con la Raviolata è per il 14 Febbraio, ultima domenica di Carnevale. Dalle ore 11 infatti sarà possibile gustare questo raviolo gigante, dal sapore unico per i suoi ingredienti e le sue modalità di preparazione. Solo le massaie del paese infatti sono in grado di preparali come tradizione vuole e anche se la base di questo raviolo è semplice, patate lesse, salsiccia, uova, bieta lessa e formaggio, è l’origine e la lavorazione degli ingredienti che ne sancisce la differenza. L’ atmosfera festaiola di questa giornata sarà accompagnata dalla musica delle zampogne.

Spostandoci di soli 3 km, arriviamo al comune di Castelnuovo al Volturno (693 mt s.l.m.), paesino arroccato ai piedi del Monte Marrone (1805 mt. s.l.m.), immerso nella catena delle fascinose Mainarde ( o Mainardi come preferiscono gli abitanti del posto). Il programma ha inizio nel pomeriggio alle 16:15, dove si esibirà il gruppo folkloristico internazionale “O’Revotapopolo” di Angri (Sa), per un inizio all’ insegna della musica, del divertimento e della tradizione popolare.

Alle 18:15 assisteremo al rito dell’ Uomo Cervo, protagonista del Carnevale dei comuni di questa Valle del Volturno. È una manifestazione intrisa di mistero e magia, come spesso succede nelle tradizioni dei paesi legati fortemente a una cultura agricola e montanara, dove l’ animale viene visto come il simbolo della vita ma anche della distruzione e il rito del carnevale ha quasi lo scopo di esorcizzarne la forza bestiale.

Il Maone, maschera insolita e tenebrosa, ricoperta di pelliccia di capra, annuncia l’arrivo delle Janare (le streghe) e ne incita la danza col movimento del suo bastone. Le Janare, anche loro dall’ aspetto buio e ripugnante, eseguono una corsa disordinata attorno ad un falò, accompagnata da urla inquietanti e da rumori prodotti dalle campane che indossano. Seguono gli zampognari e in fine l’ annuncio corale, ripetitivo e scandito de “Gl Cierv”. Eccolo finalmente, l’ Uomo Cervo, con indosso una scura pelliccia, il volto e le mani tinte di nero, che spaventa l’uomo con la sua irruente bestialità e la ferocia incontrollata scatenata dalltimore che l’ essere umano a sua volta induce. Una doppia simbologia quindi di vita e distruzione, di calma naturale (caratteristica che normalmente si attribuisce all’ animale) e selvaggia velocità, paura di essere distrutto dall’ uomo e al contempo distruttore dei campi e quindi dell’ uomo e disseminatore anch’egli di paura. Il cervo dunque, con la muta annuale delle corna, emblema quindi di rigenerazione perpetua, di rinascita ciclica, come un parallelismo del susseguirsi delle stagioni dell’ anno. Insieme all’ Uomo Cervo, entra anche la Cerva, che seppur d’ aspetto meno feroce del compagno, incute paura tra la gente.

Il popolo chiama Martino, un folletto tutelare, a cui è affidato il compito della salvezza dall’ animale. Si affida a questo personaggio che evoca per il suo costume il tipico Pulcinella della Commedia dell’ Arte, il suo abito bianco e il suo viso truccato sono in netta contrapposizione con l’ oscura immagine del Cervo. Martino rappresenta il popolo subalterno, la classe contadina, i montanari: indossa infatti “gl’ zampitt”, tipici dei contadini. Sembra che riesca quasi a immobilizzare i due cervi, ma neanche lui può fare niente contro la loro forza animale ed essi tornano in libertà. Solo l’ ingresso del cacciatore sarà risolutivo per la gente. Egli infatti riuscirà ad uccidere i cervi, ma il Cervo non può morire ed ecco che il Cacciatore soffierà nel loro orecchio l’alito della vita, riportandoli al mondo ma con l’animo purificato; è questo il passaggio tra l’inverno e la primavera, l’inizio della nuova stagione, dei colori, la fine della durezza dell’inverno.

Il programma prevede alle 19:15 ancora uno spicchio interessante di musica popolare con il gruppo Borea “i folletti del borgo” , gruppo che propone e diffonde canti e musiche del centro – sud Italia, riuscendo a combinare il ritmo frenetico dei tamburelli al suono dolce della zampogna molisana, spaziando in un repertorio che va dalle tammurriate napoletane e i saltarelli abruzzesi fino alle famose pizziche salentine.Per concludere, presso le stand gastronomico del paese, si potrà degustare il piatto tipico locale a base di polenta e salsiccia.

Link utili:
www.comunescapoli.is.it
www.uomocervo.org
www.museodellazampogna.it

Immagini tratte da:
www.locandabelvedere.altervista.org

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