breaking news

Il tappeto di Isfahan

luglio 26th, 2010 | by Red
Il tappeto di Isfahan
Viaggi avventura
0
Spread the love

Era venerdì, giorno di festa in tutto l’Iran. Era festa anche perchè era il capodanno persiano, che dura circa due settimane. Non c’era il sole, quella mattina a Isfahan; era nuvoloso, come il giorno precedente a Teheran. Solo che a Teheran fa molto più freddo. Eccolo, uno dei veri problemi della vacanza in Iran: il bagaglio. Sei ore di treno, non molte in realtà – un Frecciarossa avrebbe impiegato un’oretta – per trovare un clima totalmente diverso.

Era nuvoloso, a Isfahan, ma l’afa toglieva il respiro. Avevo girovagato un bel pò il pomeriggio prima, per trovare un albergo decente, che non registrasse il “tutto esaurito”. Intendiamoci, erano tutti turisti locali, seguono la tradizione e si mettono in viaggio durante il “No Ruz”.

Cosa c’entrasse poi, festeggiare il capodanno persiano, celebrato da Ciro e Dario che credevano in Zaratustra, con la condizione attuale di un popolo quasi interamente islamico sciita, non lo so. So che c’era parecchia gente in giro, ed era un problema trovare alloggi e posti in treno.

Piazza dell’Imam era grandiosa, col suo mausoleo all’estremità, e agli tre angoli altrettanti palazzi che conservavano splendidamente i loro cinquecento anni. L’unica speranza di avere un pò d’ombra era il Caravanserraglio dalla parte opposta del mausoleo: l’Iran ne è pieno, Alessandro Magno al tempo aveva costellato tutto il deserto di queste stazioni di posta. Ora c’era un bel bazar.

Venditori di tappeti, incisori e piastrellisti parlavano molte lingue, e offrivano continuamente del tè ai forestieri: antica tattica per poi rifilare loro qualcosa. Era piuttosto facile: i turisti di ritorno dal mausoleo dell’Imam si chiedevano ancora come fosse possibile che al centro di due saloni ci fossero due punti esatti, segnati da mattonelle, dove non ci fosse l’eco dei suoni intorno. La tecnologia lo ha scoperto in tempi recenti, ma come avessero fatto è un mistero. Saranno discendenti dei costruttori di Abu Simbel?

Faceva davvero caldo a Isfahan, quel giorno. E uno dei tanti venditori di tappeti lo capì, offrendomi del tè. Comprai anch’io un tappeto.

Missione compiuta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *