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La storia del Carnevale di Venezia tra tradizioni e gusto

gennaio 10th, 2009 | by Red
La storia del Carnevale di Venezia tra tradizioni e gusto
Arte & Cultura
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La tradizione del Carnevale veneziano è antichissima, ma vide il suo periodo aureo intorno al millecento. Fu infatti proprio verso la fine di quel secolo di massimo sfarzo che si ebbe la partecipazione totale di tutta la popolazione, ricchi e poveri, potenti e plebei, alle feste, alle mascherate e ai banchetti pubblici.

La punta massima del clamore carnevalesco veniva raggiunta il giovedì grasso, durante il quale si celebrava anche la vittoria del Doge Vitale Michiel II sul Patriarca di Aquileia Ulrico, avvenuta il giovedì grasso del 1162. In ricordo del riscatto che Ulríco aveva dovuto pagare ai Veneziani per riottenere la libertà sua e dei suoi dodici canonici il giovedì grasso sulla piazza S. Marco venivano uccisi un toro e dodici porci, dopo essere stati cucinati allo spiedo venivano distribuiti fra il popolo, mentre dodici grossi pani venivano inviati alle carceri per sfamare i prigionieri.

Questo genere di festa commemorativa fu conservata per circa 700 anni e fu poi ripresa per qualche tempo prima della seconda guerra mondiale, ma aveva ormai perso gran parte del suo sfarzo: erano vietate le maschere, non venivano più eseguite le coreografiche fatiche d’Ercole dalle Compagnie dei Nicolotti e dei Castellani, né si ballava più la Moresca in ricordo de le guerre contro i Mori con le belle figurazioni cavalleresche e i fini duelli con sciabole di legno. Erano rimaste le « bissone », le gondole addobbate, e delle modeste quantità di « fritole, bigné e galani innaffiati da vino e grappa alla mandorla ».

La tradizionale cena del «Porco» era costume servirla a parenti e amici nel periodo di Carnevale e non presentava differenze fondamentali fra una categoria sociale e l’altra.

Ma se è vero che il Carnevale veneziano portava un’atmosfera di letizia e di abbondanza gastronomica nelle case, era pur sempre nelle stradine e nei campi che esso esplodeva ed era lungo le Procuratie che assumeva il suo aspetto più vero e significativo. Il mercante poteva baciare senza timore la dama di grande casata grazie all’impunità che la maschera gli consentiva, la bella popolana poteva amoreggiare con il nobile cavaliere senza compromettere la sua onorabilità; ovunque si vedevano balli, si udivano canti e suoni in mezzo a una fantasmagoria di colori e di profumi. Tutti bevevano e tutti mangiavano come fossero reduci da lunghissime astinenze.

La vita grama del popolo veniva dimenticata per qualche giorno, scomparivano le caste e le differenze sociali e tutta Venezia diveniva un grande palcoscenico aperto a tutti. Si poteva finalmente mangiare e bere senza limitazione: erano cibi semplici, un poco grossolani, ma ce n’era per tutti. I ricchi si divertivano a offrire cibo e vino e i poveri si divertivano ad accettare. Grandi padelle colme di olio fumante erano piazzate all’ingresso di ogni osteria della Serenissima e grasse cuoche vi friggevano gonfie fritole e friabilissimi galani. Nei campielli giravano lentamente gli spiedi carichi di pezzi di porco mentre montagne di botti vuote testimoniavano la sete inesauribile della folla. Si era soliti cucinare un vecchio piatto veneto composto di polenta, olio d’oliva, zucchero e uva passolina, aromatizzato con Malvasia. Ma in quell’epoca si usavano anche altre preparazioni, che diventarono sempre più numerose via via che si andavano affermando i vari tipi di cottura: fino al 1500, infatti, lo spiedo era stato il principe della cucina dato che gli altri sistemi di cottura erano pressoché sconosciuti.

I Veneziani navigavano, avevano scambi commerciali attivissimi con le altre repubbliche e gli altri stati e portavano dai loro viaggi oltre che spezie, gioielli e tessuti anche costumi e gusti, e le prime salse, portate dai cuochi fiorentini non soltanto a Venezia, ma anche oltr’Alpe, in Francia, dove si raffinano e si moltiplicano, dove cambiano nome e acquistano prestigio spesso dimenticando le nobili origini italiche.

Del Carnevale di Venezia sono rimasti gli stupendi dipinti di celebri pittori, gli scritti arguti, i divertenti personaggi e le maschere che movimentano le commedie veneziane.
Sono scomparsi i fastosi banchetti, si sono affievolite le tradizioni gastronomiche, ma è rimasta la vivacità dei Veneziani, il loro amore per la facezia e l’improvvisazione che animavano ogni  Carnevale.

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3 Comments

  1. bblanticoborgo says:

    Il Carnevale di Venezia è semplicemente fantastico perchè ti coinvolge. Essere a Venezia durante il Carnevale significa farne parte. E’ incredibile la marea umana che si sviluppa tra le calle formando veri e propri ingorghi. Questo è l’anno buono per tornarci soprattutto dopo aver visto le tue foto. Ciao

  2. ortis says:

    condivodo pienamente bblanticoborgo, anche io ho avuto la fortuna (ahimè solo una volta) di vedere questo bellissimo spettacolo: nelle vie della città la festa impazza già nei giorni pecedenti,
    i carri che sfilano a Venezia sono stupendi, magnifici, e vale la pena fare tanti chilomentri per vivere emozioni uniche

  3. linda says:

    Le maschere di Venezia sono bellissime.

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