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I cento castelli della Valle d’Aosta

gennaio 13th, 2009 | by Red
I cento castelli della Valle d’Aosta
Arte & Cultura
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In Valle d’Aosta ci sono cento castelli e se volessimo citarne alcuni tra i più belli e suggestivi da visitare  non possiamo che inizare dal castello di Verrès. Era una fortezza militare, costruita da Ibleto di Chal­lant nel 1390. E’ un enorme cubo di 30 metri per lato che domina l’ingresso della Valle d’Ayas. Le pareti, dello spessore di oltre 2 metri, sono sormontate da grandi caditoie dalle quali venivano lasciati precipitare pietroni e acqua bollente. Qui tutto è imponente: le bifore scolpite, i camini, gli stemmi in pietra, le volte, lo scalone ad archi rampanti. Il castello è aperto tutto l’anno, tranne il mercoledì.

Di fronte alla fortezza di Verres, sull’altra sponda della Dora, a Issogne, s’incontra un altro splendido castello. All’esterno abbastanza anonimo e inserito tra gli edifici dell’abitato, rivela all’interno un’atmosfera di sogno. Nei secoli bui, con le sue lunette affrescate e la fontana con un grande albero di melograno in ferro battuto, doveva rappresentare un’esplosione di luce e colori. Grazie all’illuminato Giorgio di Challant il castello di Issogne divenne alla fine del ‘400 una splendida residenza rinascimentale. Le pitture del cortile illustrano scene di vita quotidiana, la bottega del sarto, la farmacia, la bottega del fornaio, il mercato di frutta e verdura. Le pareti della sala baronale sono dipinte con suggestive vedute di caccia, scene di vita cortese e paesaggi nordici incorniciati da singolari colonne trasparenti. Ancora affreschi nei due oratori di Giorgio e della cugina Margherita de la Chambre, nella capella con le “Scene della vita dei Santi”, nella stanza del re di Francia con il soffitto a suggestivi cassettoni blu e gigli dorati e nella camera dei “Cavalieri di San Maurizio”. È d’obbligo soffermarsi sulle scritte incise sui muri dagli antichi visitatori del castello. Si può così curiosare tra citazioni della Bibbia, notizie del tempo, proverbi, notazioni boccaccesche e persino sentimentali confessioni annotate come in un singolare diario collettivo dalle pagine in pietra. Il castello è aperto tutto l’anno, tranne il lunedì.

Tra restauri e abbandoni, la storia di ogni castello è scritta sulle sue mura. E spesso gli abbandoni sono stati meno insidiosi dei restauri, a volte così radicali da sconvolgere l’originario stile architettonico. A St. Pierre, il castello omonimo, con il succedersi delle varie proprietà, è divenuto un edificio vagamente “disneyano”, tutto pinnacoli e guglie, che ospita il Museo di scienze naturali. Poco distante, anche il castello di Sarriod de la Tour di originale ha ben poco, ad eccezione degli affreschi quattrocenteschi della cappella e lo splendido soffitto ligneo del salone d’onore. Volte, pavimenti e camini sono stati completamente coperti dalle strutture in bilaminato del Museo archeologico.

All’imbocco della Valle di Cogne i castelli di Aymavilles e di Sarre, già residenza di caccia di Vittorio Emanue­le II, sono attualmente chiusi per un meticoloso lavoro di restauro. Sono invece ancora intatti i ruderi delle solitarie torri castellate, circondate da mura e costruite solo a scopo difensivo. Sono i manieri di Chatel Argent a Ville­neuve, di Cly a St. Denis e di Graines in Valle d’Ayas. Meno visitati e più diffici­li da raggiungere, custodiscono, tra er­bacce e cumuli di pietra, i silenzi della storia.

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2 Comments

  1. ortis says:

    io credo che l’Italia dovrebbe salvaguardare di più queste vere e proprie opere d’arti, hai fatto benissimo Natasha a scrivere un articolo su di loro!

  2. linda says:

    Quanto mi piacciono i costumi d’epoca.

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