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C’era una volta nel castello di Fenis, il visconte di Challant…

gennaio 20th, 2009 | by Red
C’era una volta nel castello di Fenis, il visconte di Challant…
Arte & Cultura
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Risalendo il corso della Dora non si può fare a meno di vederli. Come sentinelle tra le Alpi, sorgono su rocche inaccessibili, proiettando verso il cielo le loro torri d’ardesia grigia. Sono più di un centinaio i castelli in Valle d’Aosta che collegano a vista il fondovalle alle vette del Bianco e del Rosa. Al tempo dei Savoia, con segnali di fumo, corni da caccia e bandiere, trasmettevano in meno di due ore i loro messaggi da Torino a Chambery, la capitale del regno.

I manieri più antichi, di tipo romanico, si riconoscono dalla torre centrale, il cosiddetto “maschio“, attorno al quale si estendeva il territorio del feudo protetto dalle mura. Splendidi esempi d’architettura gotica alpina sono invece i castelli a blocco unico, di grande semplicità e rigore geometrico, che segnano il passaggio dalle fortezze militari a quelle residenziali.
Il “c’era una volta” di rocche e manieri valdostani comincia attorno al Mille. La regione, importante via di passaggio transalpino, era presidiata dai castelli di diverse signorie. Su di esse cominciò ad affermarsi nel 1191 l’egemonia dei Savoia con Tommaso I, che costrinse i signori locali a sottoscrivere la “Carta della Franchigia”. Vassalli privilegiati furono i visconti di Challant, la potente famiglia che con un’attenta politica di alleanze e matrimoni dominò l’intera Valle d’Aosta fino al Settecento. Proprio agli Challant si deve la realizzazione dei bellissimi edifici, ancora oggi visitabili.

A metà strada tra Aosta e Chatillon sorge il castello di Fenis che fu eretto da Aimone di Challant come sede di rappresentanza attorno alla metà del XIV secolo. Su un lieve poggio erboso, innalza torri e torrette e una doppia cinta muraria a base pentagonale. E un vero labirinto fortificato, dove sembra di perdersi, per poi ritrovarsi nello splendido cortile affrescato da Giacomo Jaquerio. Le figure dipinte di San Giorgio e i profeti introducono alla sala d’armi, alla cucina dagli enormi camini, all’esattoria con l’antico forziere e, al primo piano, alle camere dei conti, con il salone baronale e la cappella. In senso antiorario, come suggerisce una scritta in latino provenzale, le balconate in legno conducono alle stanze degli armigeri, che si trovano nel sottotetto. Da lassù si possono vedere le gronde che facevano confluire l’acqua piovana nella grande cisterna accanto al cortile, indispensabile in caso d’assedio. Le canne fumarie dei camini riscaldavano le spesse mura delle camere nobiliari un tempo ricoperte di arazzi. Nel 1716, dopo la morte dell’ultimo discendente degli Challant, il castello conobbe un periodo di abbandono, in cui divenne stalla e fienile dei contadini di Fenis. Restaurato agli inizi del secolo in modo un po’ troppo “disinvolto”, è attualmente proprietà della Regione e aperto tutto l’anno, tranne il martedì.

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2 Comments

  1. ortis says:

    brava Natasha è un articolo scritto davvero bene, tra l’altro io amo il medio-evo e tutto ciò che lo ricorda. Tu poi sei molto abile nella narrazione e anche estremamente documentata!

  2. linda says:

    Bello quest’articolo, comincia come una favola….

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