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Passegiata a Siena e Accademia Musicale Chigiana

marzo 23rd, 2010 | by Red
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Siena, calda, accogliente, allo stesso tempo intima e maestosa, città medioevale che unisce passato e futuro, vivacizzando il suo fornitissimo patrimonio storico-culturale. Facciamo una passeggiata all’ interno delle sue mura trecentesche, tra vicoli e giardini che ne macchiettano il territorio, tra i terzi di Camollia, di San Martino e di Città, in un percorso di trekking urbano. Partiamo da Piazza del Campo, un grandissimo spazio a forma di conchiglia, unico per le sue caratteristiche architettoniche, pavimentato in pietra serena e circondato da costruzioni medievali dal tipico mattoncino rossiccio perfettamente conservate. Qui si impone il Palazzo Comunale affiancato dalla Torre del Mangia, 102 mt e tra le più alte d’ Italia, così chiamata per il soprannome del suo primo custode Giovanni di Balduccio detto “mangia guadagni” per la sua inclinazione al cibo e a sperperare quindi a tavola i propri guadagni. Questa torre funge anche da bussola in quanto i suoi angoli sono perfettamente orientati in direzione dei quattro punti cardinali. Ai piedi della Torre troviamo la Cappella di Piazza, costruita nel 1352 per ringraziare la Vergine dello scampato pericolo della peste nera. Di sicuro fascino è la Fonte Gaia, prima fontana pubblica della città, decorata da eleganti e armoniosi rilievi scultorei i cui originali sono conservati oggi nel Museo di Santa Maria della Scala. Non lontano da Piazza del Campo, ci incamminiamo verso il Ghetto, quartiere dove gli ebrei furono costretti a vivere a partire dal XVI secolo. Qui notiamo come alcuni stradine presentano ancora caratteristiche tipicamente medioevali con spazi ristretti e bui e case addossate, altre invece risanate in epoca fascista si presentano più spaziose. Nel Ghetto tra i tanti, c’è il Vicolo delle Scotte che sembra prendere il nome dalla senesizzazione di Succoth, un’ importante festa ebraica. La passeggiata merita una sosta in Piazza Artemio Franchi, una terrazza naturale nel mezzo delle abitazioni che affaccia su una valle verde. Ma questa è la caratteristica di questo centro storico dove, percorrendo i vicoli in salita o discesa, ci si affaccia ogni tanto a panorami che levano il fiato, da dove si possono ammirare talvolta spicchi di struttura cittadina a partire dai tetti e talaltra vaste porzioni di campagna toscana. Un randez-vous strategico per testimoniare queste visuali è la Basilica dei Servi, uno dei punti più alti di Siena da dove, l’ incanto del panorama ferma le lancette dell’ orologio e per un attimo ci si trova a viaggiare indietro nel tempo immaginando atmosfere quotidiano del passato.

Non possiamo mancare l’ Ospedale psichiatrico, costruito nel XIV secolo sulle rovine del convento trecentesco di San Niccolò. È un villaggio della follia dove ancora si trovano le insegne delle vie e delle piazze rovinate e invecchiate dai secoli. Qui infatti si svilupparono in breve tempo una serie di attività artigiane, cucine e lavanderie, secondo le ultime scoperte di cura di malattie psichiatriche basate sul lavoro.

Per risalire verso nord, in direzione di Piazza del Campo, attraversiamo il vasto Orto de’ Pecci, una distesa verde destinata oggi prevalentemente ad attività sociali e ad agricoltura biologica. Ci incamminiamo per questo lungo viale e respiriamo una pacifica atmosfera tra i profumi e i colori della natura senese e giungiamo infine in Piazza Mercato, alle spalle del Palazzo comunale, dove è situato il Tartarugone, una struttura fissa e coperta animata da mercatini tematici durante tutto il corso dell’ anno.

Tra le viuzze irte e tortuose del Terzo di Città, in fondo a una scalinata nascosta di Via del casato, si trova la Fonte del casato, prima fonte pubblica costruita nel XIV secolo su richiesta degli abitanti di questo quartiere. Qui l’aspetto medioevale è ancora fortemente visibile e si scorgono ancora gli sporti, terrazze che venivano usate come stanze per avere più spazio a disposizione nelle abitazioni.

Quasi in conclusione del nostro giro, che ci porterà in Piazza Jacopo della Quercia, piazza che sorge su quello che doveva essere lo spazio destinato alla navata centrale del nuovo Duomo, ambizioso progetto rimasto incompiuto sia per la peste che per motivi strutturali, attraversiamo Vicolo dei Percennesi, unico posto da cui si possono osservare i famosi merli ghibellini a coda di rondine a ornamento del Palazzo Chigi Saracini.

La prima pietra di Palazzo Chigi Saracini fu posta nel XII secolo, ma in realtà, ha subito diverse ristrutturazioni significative corrispondenti alle famiglie che ne sono venute in possesso nel corso dei secoli. Il Palazzo prende il nome Seracini dal proprietario che ne venne a capo nel 1770 Marcantonio Seracini e Chigi dalla famiglia che lo ereditò, insieme alle sostanze e al cognome, nel 1877. L’ ultimo importante erede, Conte Guido Seracini, fondò nel 1935 L’ Accademia Musicale Chigiana, un progetto decisamente unico e lungimirante per l’ epoca. Infatti l’ elevata qualità dei docenti chiamati a insegnare ha attirato allievi da tutte le parti del mondo, fino a poter vantare una rappresentanza di ben 50 paesi. Il modello dell’ Accademia Chigiana è stato ripreso nel tempo e tuttora rappresenta un riferimento importante negli ambienti musicali.

All’ interno del Palazzo ammiriamo una vastissima collezione d’ arte che si è arricchita in particolar modo tra Settecento e Ottocento grazie alla passione per l’ arte figurativa di uno dei facoltosi membri della famiglia Saracini. Tra i nomi di spicco riconosciamo Sassetta, Sano di Pietro, Botticelli, Sodoma, Beccafumi, Manetti, Vanni, Rosa, Cassioli, Maccari e altri. Inoltre, sono esposti nel Palazzo oggetti tipici del collezionismo aristocratico quali avori, porcellane, cineserie, argenti, ecc., fra i quali ha una particolare rilevanza una grande raccolta di ceramiche delle più importanti scuole italiane dal Cinquecento al Settecento.

Un altro settore dell’ Accademia Musicale è dedicato al Museo degli strumenti, arricchito dal Conte Guido Seracini (fondatore dell’ Accademia), diviso in tre stanze. Affascinante la collezione degli archi, una trentina tra violini, viole, violoncelli e contrabbassi tra cui anche il famoso Stradivari. Ancora ammiriamo liuti, chitarre, mandolini, salteri e strumenti a fiato popolari e alcuni preziosi strumenti a tastiera come un fortepiano dell’ Ottocento e tre clavicembali, uno dei quali, risalente al 1515 e per questo sembra essere il più antico giunto fino a noi. Gli strumenti sono conservati in apposite vetrine di sicurezza, in stanze climatizzate per evitarne il deterioramento.

L’ Accademia Musicale possiede anche una fornitissima biblioteca di circa 65.000 volumi consultabili. Una parte di questa è composta da volumi letterari appartenenti alle famiglie che si sono succedute alla proprietà del Palazzo, altri volumi a carattere musicologico provengono da donazioni, e un’ altra parte è composta dalla biblioteca personale del conte Guido Saracini. In fine periodici, microfilm, archivi storici, l’ epistolario del fondatore che conta 65.000 lettere, dischi 78 e 33 giri, nastri magnetici in bobine e cassette con registrazioni di concerti dell’ Accademia Chigiana.

Link utili:
www.comunedisiena.it
www.chigiana.it

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