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I “ciechi” che costringono le persone ad offrire da bere al Carnevale di Orotelli

febbraio 4th, 2009 | by Red
I “ciechi” che costringono le persone ad offrire da bere al Carnevale di Orotelli
Carnevale
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Il tema di questo Carnevale è il ribaltamento del rapporto uomo-animale e la lotta dell’uomo contro la natura, così come tutti gli altri carnevali sardi a sfondo agropastorale. I braccianti imitano i propri “padroni”, senza subire alcuna conseguenza. Questo significa anche una rivincita per i più deboli, grazie al capovolgimento dei ruoli e la rappresentazione del rapporto dei braccianti con i loro proprietari-terreni, che caratterizza anche un po’ il Carnevale di Orotelli.

La principale maschera sono i “Thurpos“, cioè i ciechi, rappresentatati da giovani che indossano abiti neri con un cappuccio che nasconde il viso, delle cinghie alle quali sono attaccati dei campanelli per farli suonare ad ogni movimento del corpo e che si sporcano il viso a vicenda con del sughero bruciato. Questi particolari personaggi sfilano per le strade interpretando diverse situazioni riferite alla tradizione cittadina: il contadino (Su Thurpu Voinarzu), che deve dominare i buoi (Thurpos Boes), i Thurpos seminatori, che spargono crusca, e il fabbro (Su Thurpu Vrailarzu) che con un acciarino accende il fuoco per le strade.

Durante le sfilate camminano a gruppi di tre, due avanti, che rappresentano dei buoi, e uno dietro che interpreta il pastore e che li bastona per costringerli a camminare. Questi ciechi, con la scusa di non vedere, si lanciano sul pubblico per renderli partecipi al gioco. Poi ne catturano qualcuno senza maschera e lo costringono, se vuole essere liberato, ad entrare in qualche bar per offrire da bere. Tutto ciò avviene in tutto il periodo carnevalizio, ma l’ultimo giorno i ruoli si ribaltano: i Thurpos offriranno da bere al pubblico. Queste scene avvengono nella piazza del paese dove si conclude la festa con balli chiamati “ballu de Sos Thurpos”.

Per le strade sfilano, oltre ai Thurpos, molte altre maschere come gli Erthajos, i Burraios e le Mascheras a caddu. Questo piccolo comune della provincia di Nuoro, la cui storia risale al periodo nuragico, dista solo 20 km dal capoluogo. Durante la permanenza nella città di Orotelli ci si può recare nella provincia di Nuoro, dove si possono visitare i monumenti più importanti della città, come la Statua del Redentore, eretta nel 1901 (sul Monte Ortobene); la Scultura “Madre dell’ucciso”, (nella chiesa di San Carlo); l’antica Chiesa della Madonna delle Grazie che fu fondata il 22 ottobre 1679 dal Vescovo di Alghero Francesco Lopez de Urraca; la Sa Conca, rifugio sotto una roccia utilizzato come ovile (sul Monte Ortobene) e la porta Mediterranea. Tra le bellezze naturali c’è il monte Ortobene, che rappresenta uno dei luoghi paesaggistici più pregiati e raggiunge un’altezza di 955m.

Per visitare questo Carnevale il territorio offre diversi tipi di soggiorno da Nuoro e dintorni fino ad arrivare nella zona di San Teodoro.

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