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Santuario di Castelpetroso: il respiro di Dio

novembre 10th, 2008 | by Red
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E’ uno strano lunedi, diciamo caldo, in un novembre che dovrebbe essre piovoso. Sto per tornare a casa da Isernia, al mio paese, accompagnata da volti, presenze, pensieri. Ad un tratto scorgo dalla strada il bellissimo Santuario di Castelpetroso, non può che passarmi in testa, come un guizzo di farfalla, di salire su: così come dovrebbe essere quando si entra nella vita di una persona, con passo di danza.

Ogni volta che entro in questo Santuario mi accompagna un misto di emozioni. Guardo e vedo davanti ai miei occhi, presenze di persone umili, volti felici di innamorati o volti tristi che lasciano un pensiero sul libro dei pellegrini, lasciando una loro traccia.
Penso che questo luogo debba essere conosciuto, non si può essere così egoisti, tenerlo nascosto solo per noi molisani. Se la Madonna è apparsa in questa terra un motivo ci sarà? Credo che il Signore ne voglia fare, col tempo un accogliente giardino, un piccolo paradiso della fraternità, dell’amore.

In fondo l’amore è questo: sapere la presenza di una persona che ti apetta sempre anche quando commetti dei falli, ti protegge, ti aiuta a rialzarti quando cadi, ti ama per come sei ma ti aiuta anche a dare una sterzata alla tua vita, laddove occorre. Sta alla porta, rispettosamente, sperando che l’uscio venga aperto. Non esiste luogo da non visitare, persona, idea sbagliata ma solo terre, individui, pensieri non apprezzati.

Il Santuario di Catelpetroso non è conosciuto come altri ma questo non vuol dire che sia meno ricco di fascino e di attrattiva anzi è vero il contrario; è vero, semplice, elegante, amabile, direi sublime. Si è un arcobaleno, un ponte tra noi e Dio.

Il sogno di ogni ragazza, come del resto il mio, è quello di pronunciare il fatidico si in questo luogo ricco di fede e fascino. Ad avvalorare questa tesi sono i numeri di matrimoni celebrati, devo dire anche di persone che vivono nei paesi limitrofi. Bè che dirvi, pensateci!
A pochi metri dal Santuario vi è un bellissimo ristorante, la Fonte dell’Astore, un quattro stelle che darà il tocco finale alla vostra festa.

La maggior parte delle persone quando pensa a programmare le proprie vacanze o un weekend esclude a priori i luoghi di culto e della cristianità. Si pensa a curare il corpo tralasciando lo spirito. Dovremmo scrollarci di dosso l’abitudine della vita, andare controcorrente, non seguire la massa, non pensare solo agli impegni che ci impediscono di capire ciò che conta realmente per la nostra felicità, altrimenti saremo dei disillusi.
Il Santuario di Castelpetroso, a mio avviso, è la perla del Molise, il fiore all’occhiello. E’ lo stupore di veder un fiore tra le rocce. E’ una bellezza rara.

Ogni anno anno numerosi pellegrini si recano a pregare, ad ascoltare e vedre il volto di Dio che è dappertutto, nell’aria di montagna, fresca e pura, nei fiori, nel vento, nel cielo, nella bellezza del creato, del Santuario, nel Tabernacolo. Ogni angolo parla di Dio e della Madonna.

Il 22 marzo 1888, giovedì antecedente la Domenica delle Palme, Fabiana Cicchino di 35 anni, chiamata in paese Bibiana, e Serafina Valentino di 34 anni, moglie di Domenico Cifelli, da Guasto si recarono in località “Cesa tra Santi” a coltivare un appezzamento di terreno a 857 metri s.l.m.. Portarono con sé due pecorelle.
Nel pomeriggio Fabiana si accorse che una di esse era smarrita. Messasi alla ricerca, la trovò di fronte ad un crepaccio, ad un anfratto da cui proveniva una luce. Timorosa, ma anche incuriosita, Fabiana si avvicinò e si trovò immersa in una visione celeste: la Vergine Santissima e Cristo morto coperto di piaghe disteso ai suoi piedi.

Maria si presentava seminginocchiata con le braccia allargate e gli occhi rivolti al cielo in atto di implorazione e di offerta. Aveva la veste color rosaceo e il manto color bruno che dal capo le copriva le spalle fino ai piedi. La Vergine non pronunziò alcuna parola. Accorse sul luogo anche Serafina ma non vide nulla.
Dieci giorni dopo, il primo aprile, festa di Pasqua, l’Apparizione si rinnovò e questa volta anche Serafina vide. La Madonna si presentò nello stesso atteggiamento del 22 marzo. In entrambe le Apparizioni non parlò, non lasciò alcun messaggio verbale.La notizia delle Apparizioni si propagò con la rapidità di un lampo per tutta Castelpetroso e si allargò a ondate successive in tutti i paesi e le regioni vicine. Folle di fedeli, come percorse da un fremito, si sentirono spinte a peregrinare verso il luogo delle Apparizioni a “Cesa tra Santi” e il numero cresceva di giorno in giorno.

Il pellegrinaggio non è altro che un “Viaggio, un mezzo di comunicazione della fede”.
P.Giovanni Matera in un suo articolo affermava che nel ” pellegrinaggio e con il pellegrino è possibile infatti, incontrare e fare incontrare tante persone che mettendosi insieme in cammino, decidono di condividere non solo la stanchezza del viaggio ma anche la gioia della condivisione fraterna delle proprie esperienze di fede. Si perchè di questo si tratta : recarsi in un luogo santo per fare esperienza di conversione, di grazia, di comunione fraterna. E’ dono delle Spirito Santo. E’ occasione di rinascita interiore, di rinnovata consapevolezza cristiana e di più generoso impegno nella storia”.
Provate questa esperienza e provate a dire che non è stata un toccasana. Non ci crederò.

E che dire dell’arte e dell’architettura?
Sul piazzale antistante il Santuario è posto un altare in pietra di ottanta quintali sul luogo dove celebrò l’Eucaristia il Papa Giovanni Paolo II il 19 marzo 1995.
Dietro l’altare si erge la statua della Vergine Maria Assunta in cielo, dono del 50° di sacerdozio di Mons. Ettore Di Filippo, vescovo emerito di Campobasso-Bojano che tanto ha fatto per il Santuario.

Al lato sinistra del Santuario, addossate alla parete, spiccano formelle in marmo bianco con sculture in bassorilievo raffiguranti i sette dolori della Vergine Addolorata.
Il Santuario, in stile neogotico, che si inserisce nell’architettura italiana del romanticismo in cui, nell’ambito dell’eclettismo, il Gotich Revival, occupa un posto preminente, è un inno alla Vergine Addolorata di Castelpetroso. Venne progettato dall’ingegnere Francesco Gualandi di Bologna. Il progetto, a suo tempo, venne premiato con due medaglie, una d’oro a Torino nel 1900 e una di argento a Liegi nel 1910.
La pianta del tempio simboleggia un cuore (la parte centrale) trafitto da sette spade, i sette dolori di Maria (le sette cappelle).
La facciata compresa tra i due campanili, con pinnacoli e bifore, è tricuspidata ed in altro presenta ampie finestre con rosone.
E’ un intarsio di pietra tagliata a mano che riporta alle arti antiche dei molisani. Tutto l’ornato è opera di artisti della pietra locale tra cui i fratelli Mario, Giuffrida e Pasquale Chiocchio di Oratino e i fratelli Pasquini di Pietrasanta.
In alto troneggiano, sospese tra cielo e terra, le statue di tre angeli scolpite a Pietrasanta. Ai lati, i due campanili che svettano al cielo, accolgono all’interno le campane della Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone.

Al di sopra dei portali, tre splendidi mosaici rappresentano le tappe più significative della vita di Maria: L’Annunciazione, la sua presenza ai piedi della Croce e l’Incoronazione di Maria. I mosaici sono opera della ditta Ferrari e Bacci di Pietrasanta (LU).

Le tre porte in bronzo sono un inno a Maria. Riproducono i misteri del Santo Rosario e la figura di Maria attraverso la rivelazione e la storia della Chiesa.
La porta a sinistra è opera della Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone. Quella di destra è della fonderia Mariani e Belfiore di Pietrasanta. La porta centrale, dello scultore Urbano Buratti di Pietrasanta, venne fusa dalla ditta Mariani e posta in opera nel 1974.

Entrando, nell’atrio del Santuario, ben visibili sono due epigrafi.
Quella a sinistra ricorda la consacrazione del Santuario avvenuta il 21 settembre 1975 ad opera del vescovo di Campobasso-Bojano Mons. Alberto Carinci e dei Vescovi del Molise.
Quella a destra riporta le parole del Papa Paolo VI che, nel 1973, proclamò l’Addolorata di Castelpetroso Patrona del Molise.
Sulla parete vi sono altre epigrafi con i nomi di coloro che hanno contribuito con le offerte alla costruzione del Santuario.
In una nicchia, con retrostante mosaico, è racchiuso il piccolo battistero in marmo pregiato.

Entrando, due angeli posti uno a destra e l’altro a sinistra tengono tra le mani l’acquasantiera a forma di conchiglia.
Subito si avverte la bellezza architettonica e l’occhio viene rapito dai giochi di luce e dalla ricca decorazione scultorea dei numerosi pinnacoli, dalle cornici, dalle finestre e dai capitelli. Tutto il complesso architettonico è incentrato sulla cupola alta 54 metri con un diametro di 17, portata a completamento negli anni 1954-1959. La superfice del Santuario è di 2800 mq.

In uno spazio così ampio lo sguardo e il cuore vanno, in una suggestiva fusione di luce, alla cappella centrale, all’altare maggiore con i retrostanti monumento e trono alla Vergine Maria. Il trono in stile gotico è alto 11m e largo 4,80.
L’altare, il monumento e il trono della Vergine, in marmi pregiati, vennero progettati da Francesco Gualandi, nipote del progettista del Santuario e benedetti nel 1961.
Nella pietra sacra dell’altare vennero racchiuse le reliquie dei santi Paciano vescovo, Pelino e Simplicio.

Per info: Santuario dell’Addolorata di Castelpetroso

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