breaking news

Che fine ha fatto l’Homo Aeserniensis?

settembre 21st, 2008 | by Red
Che fine ha fatto l’Homo Aeserniensis?
Arte & Cultura
2

Quando la storia non era stata ancora scritta e soprattutto non era ancora nata, il nostro Pianeta era abitato da uomini che, senza le turbe psicologiche del mondo contemporaneo, avevano come principale preoccupazione quella del sostentamento e che utilizzavano una delle scoperte più all’avanguardia per quel tempo: il fuoco.

Stiamo parlando ovviamente dell’uomo preistorico e, nella fattispecie, ci troviamo in un luogo in cui, ben 736.000 anni fa, uomini affamati si recavano per procacciarsi la loro principale fonte di sostentamento: la carne. Il luogo in questione, che più tardi sarebbe diventato uno dei principali centri del Sannio, è Isernia, capoluogo molisano e l’uomo di cui si parla è stato giustamente chiamato Homo Aeserniensis.

La storia della sua scoperta ha inizio nel 1978, quando si stava lavorando alla realizzazione della superstrada Napoli – Vasto e da quel momento, gli scavi della località isernina La Pineta hanno riportato alla luce i resti più antichi della penisola italiana, suscitando gli interessi di eminenti studiosi provenienti dall’Università di Ferrara, che per prima si è occupata di studiare i reperti, da istituzioni di Amsterdam, Pittsburg, Roma e, ovviamente dall’Università del Molise.

In realtà la diffusa definizione “homo Aeserninsis” può essere fuorviante per chi non sa che i resti umani non sono mai stati trovati a Isernia giacché l’uomo in questione, classificato come homo erectus, viveva una vita nomade e si spostava in cerca di animali di cui cibarsi, vivendo di un’alimentazione che all’uomo contemporaneo farebbe rabbrividire: bisonti, elefanti, rinoceronti, cinghiali e orsi. E’ in questo scenario vagamente esotico del Paleolitico inferiore che si recavano gli uomini preistorici, di cui purtroppo non è ancora dato di conoscere la provenienza, non essendoci stati ritrovamenti umani databili alla stessa età.

Isernia era in pratica una sorta di “mattatoio a cielo aperto” ed è per questo che i reperti constano principalmente di resti di animali e di strumenti litici che servivano per ucciderli e tagliarli, oltre che di alcune “chicche”, come i resti più antichi che attestano l’uso dell’ocra – il che indica probabilmente l’esistenza di primissime espressioni grafiche – e del fuoco.

Gli archeologi di tutto il mondo si sono resi conto dell’unicità di questo sito, importanti riviste internazionali, come Nature e National Geographic, ne hanno parlato, un archeologo come Donald Johanson, l’autore di “Lucy”, il libro sul famoso scheletro umano ritrovato in Africa, lo ha definito come un “riferimento obbligato alla ricerca mondiale”. Peccato però che, oltre agli esperti del settore, siano pochi coloro che riconoscono l’importanza del sito archeologico isernino, dopo già trent’anni dalla sua scoperta.

Nel 1987 lo studio Architetti Associati di Brescia ha vinto il Premio Palladio per il progetto del Museo Nazionale del Paleolitico che, con eccezionale anticipo rispetto al contemporaneo panorama italiano, prevedeva ologrammi, sistemi computerizzati, laboratori didattici, simulazioni e ricostruzioni di vita preistorica, ma sfortunatamente si attende ancora l’apertura di questo innovativo centro culturale che dopo vent’anni dalla sua progettazione non ha smesso di essere attuale.

Intanto il sito dell’ex Convento di Santa Maria delle Monache, nel centro storico di Isernia, è dal 1983 la sede del Museo e tuttora continua ad aprire le porte a tutti coloro che hanno intenzione di fare un lunghissimo viaggio nel tempo e scoprire i reperti di un mondo dimenticato e sepolto.

2 Comments

  1. federica says:

    scs ma nn sapete dove è quetso homo esernienis nn è al mseo di santa maria delle grazie a isernia ???????!!!!!!!!

  2. marchica says:

    Non sono mai stati trovati scheletri umani, ma solo animali. Ecco perché non si sa che fine abbia fatto l’homo aeserniensis. In realtà l’espressione voleva essere ironica: non c’è bisogno di trovarlo, il modo in cui le ossa animali e i resti litici sono stati trovati permette di fare già abbastanza ipotesi. Certo, se sitrovassero, si saprebbero più cose. Infine “che fine ha fatto?” perchè non ne parla nessuno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *