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Carnevale in Molise, torna protagonista l’Uomo Cervo

gennaio 12th, 2011 | by M.An.To
Carnevale in Molise, torna protagonista l’Uomo Cervo
Carnevale
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Come ogni anno, l’ultima domenica di Carnevale a Castelnuovo, frazione di Rocchetta al Volturno (Isernia), va in scena una antica e suggestiva rappresentazione: “Gl’ Cierv”. Coinvolge l’intero paese e richiama nel centro ai piedi delle Mainarde – nel parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise – migliaia di visitatori.

All’imbrunire si comincia a sentire in lontananza il tintinnio dei campanacci, suonati con cadenza ossessiva ed ecco che irrompono in paese le “Janare”, streghe dai lunghi capelli e dal naso adunco, le quali annunciano il terribile rito che si sta per rinnovare. Quindi è il turno degli zampognari.

Ad un tratto un grido spaventoso risuona nell’aria: “Gl’ Cierv’! Gl’ Cierv!'”. Arriva la Bestia, il Cervo, un attore coperto di pelli e con grandi corna ramificate sul capo, il volto, le mani dipinti di nero e il petto ornato di campanacci. Ostenta forza e cattiveria. Irrompe nella piazza distruggendo tutto ciò che incontra nel suo cammino e aggredendo la gente.

Gli Cierv semina il terrore tra la gente finchè non arriva una Cerva con un pellame più chiaro e movenze più aggraziate con cui comincia il corteggiamento. L’intero paese è atterrito. Giunge, allora, un personaggio con un cappello a punta, Martino, che immobilizza gli animali. È un personaggio misterioso, vestito di bianco, una sorta di mago venuto dalla montagna. Rappresenta il Bene. Cerca di arginare la furia delle Bestie, armato soltanto del suo bastone, quindi riesce a legare gli animali con una corda. Ma i Cervi rifiutano con disprezzo la polenta offerta loro come pacificazione, riuscendo persino a liberarsi delle corde e ricominciando a terrorizzare la gente.

Soltanto l’intervento di un Cacciatore, una sorta di giustiziere, riesce a fermare le distruzioni violente riprese dagli animali. Le Bestie si accasciano in un improvviso silenzio. La gente è attonita di fronte alla realtà della morte. Il Cacciatore si avvicina ai due corpi, si china e soffia nelle loro orecchie; come per incanto le Bestie rivivono in una ritrovata dimensione naturale, liberate dal Male. Viene quindi acceso un grande falò purificatore.

Dai vicoli, attratte dal fuoco, ricompaiono le “Janare”, liberate anch’esse dallo spirito malvagio che le pervadeva cominciano a danzare tra le gente e fare festa intono al grande falò.

Quello dell’Uomo Cervo è un rito così antico che non è nemmeno riconducibile alle tradizioni contadine del luogo. Va molto più indietro e simboleggia il significato primordiale del carnevale, l’antichissimo mito dionisiaco, nel quale per la rinascita della natura, è indispensabile una morte sacrificale.

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