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A Toro, in Molise, il protagonista del Carnevale è il Diavolo

febbraio 4th, 2015 | by Red
A Toro, in Molise, il protagonista del Carnevale è il Diavolo
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Da qualche anno a Toro (Molise) durante il Carnevale nelle piazze e per le strade si svolge un dramma carnevalesco intitolato “La maschera del diavolo”. Poiché fa parte del folklore molisano, è stato musicato e scritto in dialetto locale.

Questo il succo della rappresentazione. Uno dopo l’altro, i cittadini di Toro, caratterizzati dalla professione svolta (il pescivendolo, il barbiere, il sarto, la maestra, l’idraulico, il macellaio, il dottore, l’imbianchino, l’avvocato, e tanti altri ancora), sfilano davanti al Demonio, confessano i peccati commessi e ascoltano la sentenza.

Il processo ai professionisti del paese

In realtà, sono tutti degni dell’inferno, perché ognuno di loro nella propria professione o nel proprio mestiere non si comporta bene, commettendo dei peccati verso il prossimo e verso Dio. Uno solo non va all’Inferno: il contadino.

Per lui c’è un posto in Paradiso. Almeno una volta, ma ciò accade solo nella finzione carnevalesca, si rende giustizia al povero, malandato e bistrattato contadino.

Salvati da San Mercurio

Il Diavolo, avido di anime perse, di peccatori senza scrupoli, vorrebbe portarsi tutti i cittadini peccatori di Toro all’inferno con lui. Ma in realtà non può farlo, perché essi sono protetti dal Santo Patrono, San Mercurio. Perciò il Diavolo, deriso da tutti e sconfitto dal Santo, deve ritirarsi di buon ordine nell’Inferno senza portare nessuna anima peccatrice con lui.

La città di Toro, le cui prime origini risalgono al VIII secolo, ad opera del duca Gisulfo, che ne fece il suo feudo, festeggia così il suo Carnevale. Toro si trova a pochi chilometri dal capoluogo di regione, Campobasso, dove è possibile trovare tante strutture ricettive per soggiornarvi. Non mancano di certo buoni ristoranti dove poter degustare la cucina tipica molisana.

Anche a Tufara spadroneggia il Diavolo

Ma Toro non è l’unico paese molisano in cui il Diavolo diventa il protagonista assoluto nel giorno di Carnevale. Anche a Tufara, altro centro della provincia di Campobasso (a ridosso di quella di Foggia) questa maschera carnascialesca si ritaglia un ruolo di assoluto rilievo.

Stiamo parlando di un rituale antichissimo, che non a caso richiama studiosi e cultori da tutta Italia e in alcune occasioni anche dall’estero. Né è un caso che questo Diavolo sia stato protagonista di alcuni gemellaggi, con rappresentazioni proposte anche in altre regioni italiane.

Un rito pagano “rivisitato” dal Cristianesimo

Questa rappresentazione, secondo alcuni studiosi, affonda le sue radici nella tradizione pagana e naturalmente nella civiltà contadina. Questa maschera rappresentava in realtà la passione e la morte del dio della vegetazione, Dioniso.

Simboleggiava la morte e la rinascita della natura. Non a caso questo rituale veniva (e viene) celebrato proprio nel periodo in cui l’inverno si appresta a cedere la scena alla primavera.

L’avvento del Cristianesimo ha in buona parte riadattato e stravolto questo rituale: il dio pagano è stato trasformato in una semplice maschera. Al tempo stesso sono comparse altre figure.

Una rappresentazione di forte impatto emotivo

Ma al di là dei significati legati alla tradizione contadina – la morte del Diavolo simboleggia quella del seme, che però poi dà vita a un raccolto – la rappresentazione colpisce perché si vivono stati d’animo differenti, contrastanti. C’è prima la paura, con il Diavolo che schizza da una parte all’altra, come impazzito.

E poi c’è ilarità, con un singolare processo, in cui il padre e la madre cercano di difenderlo senza successo di fronte a una giuria non proprio convenzionale. Ma la morte non ferma la speranza: la madre, infatti, è già pronta per dare vita a un’altra creatura. Che a sua volta darà continuità al rito.

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One Comment

  1. ortis says:

    bellissimo articolo complimenti Natasha

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