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Alla scoperta del cuore di Ascoli Piceno

ottobre 19th, 2010 | by Red
Alla scoperta del cuore di Ascoli Piceno
Marche
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Città delle Marche, capoluogo di provincia situata nella media valle del fiume Tronto, sulle colline dell’Appennino marchigiano. Il nucleo antico di Ascoli conserva chiaramente la struttura della città romana, con vie rettilinee che si incrociano ad angolo retto, mentre i nuovi quartieri si sono sviluppati al di là del Tronto. Le attività industriali riguardano la carta, il settore alimentare e metalmeccanico ma soprattutto le cave di travertino, al quale si deve l’aspetto imponente ed artistico, nonché la durata plurisecolare degli edifici di epoca romana. Altrove infatti si costruiva in mattoni che avevano vita breve.

In Ascoli, invece, il travertino era di casa e veniva lavorato da una vera e propria corporazione, quella degli Scalpellini. L’agricoltura è basata soprattutto sull’uva da vino e sull’olivo. Fu conquistata dai Romani agli inizi del III sec. a.C., acquistando importanza per la sua posizione lungo la via Salaria. Fu presa nel 578 dai Longobardi che la unirono al ducato di Spoleto. Nel 774 Carlo Magno la diede alla santa Sede e divenne libero comune nel 1185 e fra le città più importanti delle Marche. Restano scarse testimonianze della città picena e romana (resti del teatro e di un tempio del I sec. a.C. sono stati incorporati nella chiesa di S. Gregorio). Di origine paleocristiana è la chiesa dei ss. Vincenzo e Anastasio rifatta nel ‘300. Di forme romaniche sono il battistero del XII sec. , la cripta del Duomo, la chiesa di S. Vittore, le chiese di S. Tommaso e S. Giacomo, il campanile di S. Maria inter Vineas, la torre degli Ercolani con il palazzetto “Longobardo”, tipico esempio di casa medievale. Gotica è la chiesa di S. Francesco, basata su un primitivo progetto romanico del Vipera che fu seguito per pochi anni nelle fondamenta e poi modificato tanto da rendere la struttura poco organica: lo stile della chiesa diventa, infatti, gotico negli archi acuti e nelle iscrizioni secondo forse progetto di Fra Bevignate, uno dei più grandi architetti del suo tempo, che operò per la famosa fontana di Perugia e nel suo Duomo, nel Duomo di Orvieto e di Todi. Interpretò le nuove forme gotiche cercando di integrarle con quelle romaniche. La chiesa si affaccia sulla scenografica piazza del Popolo, per il resto circondata completamente da palazzi rinascimentali o rimaneggiati in quegli anni come il palazzo del Popolo e la Cattedrale. Il palazzo del Popolo, infatti, è molto più antico di quanto si possa pensare: è di origine medievale e, nonostante sia stata completamente rimaneggiata, si può notare nella facciata alcune tracce tipiche come bifore, logge e un arco a sesto acuto alto, sopra il portone che doveva essere la porta principale alla quale si accedeva tramite una scalinata caratteristica dei palazzi del periodo medievale.

Visitare Ascoli è una sorpresa che vale la pena di provare, un vero e proprio gioiello del nostro paese. Le agenzie di viaggi online hanno in catalogo hotel e tour organizzati per vivere al meglio una vacanza ad Ascoli Piceno. Da non perdere durante la visita è la piazza del Popolo, che nel rinascimento, prese l’aspetto definitivo dopo la ristrutturazione della chiesa di S. Francesco, del Palazzo del Popolo e l’allineamento della case e botteghe e relativo innalzamento dei portici merlati. Fu costruita dagli esperti artigiani lombardi che sapevano essere anche impresari e quindi organizzare il lavoro completo diversamente dagli scalpellini del luogo. Per questo furono soppiantati da quegli artisti che crearono delle corporazioni molto potenti che si rifacevano alle parrocchie più importanti di Ascoli.

La piazza era ed è il centro dalla vita cittadina, chiamata infatti dagli abitanti “salotto”. Era proibito anche allora il passaggio delle carrozze e dei carri per non avere impedimenti nel godersi lo spazio. Tutte le sere, finiti i lavori della giornata, ieri come oggi, gli Ascolani si trasferivano dai quartieri alla piazza per chiacchierare, far correre i figli, incontrare amici e ragazze, litigare, ascoltare le campane di S. Francesco. La Quitana ascolana é ricordata negli Statuti civici del 1377 stampati in volgare nel 1496. Tuttavia da fonti archivistiche del duecento, si ha conferma che già in quell’epoca la festa di S. Emidio veniva celebrata con grande solennità, non solo attraverso vari riti religiosi, ma anche con numerosi giochi e che, tra gli impegni delle città soggette ad Ascoli c’era quello di portare un palio (cioè una stoffa pregiata) il 5 agosto. Il palio era un drappo di velluto cremisi (colore dei martiri) lungo 9 braccia; veniva acquistata dal Consiglio di solito a Foligno o, meno spesso, a Napoli; per l’acquisto e la confezione venivano pagati nel cinquecento ben 40 scudi, mentre 5 fiorini erano destinati alla sistemazione del fondo su cui correvano i cavalli. Tornata a vivere nel 1955 dopo una lunga parentesi durante la quale si era corso solo il palio, la Quintana ascolana ha luogo la prima domenica di agosto, in concomitanza con le feste patronali di S. Emidio.E’ tuttavia interessante ricordare che una sorta di quintana rustica é documentata nelle campagne ascolane nel secolo scorso. Al contrario della Quintana medievale e rinascimentale, che aveva luogo in Piazza Arringo e vedeva giostrare cavalieri ascolani o di altre città, appartenenti a varie fazioni, la Quintana attuale vede in lizza sei cavalieri giostranti, in rappresentanza di sei sestieri cittadini. Nel pomeriggio della prima domenica di agosto oltre 1000 personaggi in costume, che rappresentano nei vari ceti e ruoli sociali i sestieri cittadini (mediante i loro reali componenti), sono chiamati a raccolta dal suono delle campane della chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio nella medievale piazza “de socto”.

Ogni sestiere sfila nell’ordine fissato dalla classifica dell’edizione precedente, con il console, i notabili, i capitani, i musici, il cavaliere giostrante, la dama, i paggi e le damigelle, gli armigeri e gli sbandierati. Prima dei sestieri cittadini si attestano i rappresentanti dei castelli un tempo soggetti alla città. Percorse via Cairoli e via del Trivio, il corteo raggiunge Piazza del Popolo (piazza “de sopra). Giunto al Campo dei Giochi (stadio comunale “Squarcia”), il corteo si ricompone per disporsi sul terreno ad eseguire le “grida” del mossiere. Quindi dopo che le Magistrature con il Magnifico Messere e le dame hanno raggiunto la tibunetta loro riservata, con una pittoresca “sciamata”, i personaggi in costume sgomberano rapidamente il terreno per lasciar spazio al coreografico e sempre nuovo spettacolo corale offerto dagli sbandierati ascolani, annoverati tra i migliori in assoluto. E’ la volta quindi della gara vera e propria, che accende il tifo e la passione dei sestieranti e del pubblico presente.

In tre successive tornate, ciascuno deve colpire con nove assalti il bersaglio; la gara è resa ancora più avvincente dal percorso (“ad otto”), che costringe i cavalli ad affrontare in velocità le curve ora in un verso,ora nell’altro. Di solito é ormai sera quando il Magnifico Messere, ricevuti i responsi di tempi, penalità e punteggi dai giudici di gara, proclama il nome del sestiere vincitore. Il corteo quindi si ricompone, più vociante e meno compassato dell’andata nel nuovo ordine di classifica; é tempo per un sestiere di dar sfogo alla gioia per la vittoria, per gli altri di meditare un pronto riscatto, già nell’edizione successiva.

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