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Civita, la città che muore

settembre 11th, 2008 | by Red
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E’ questa la curiosa definizione che viene usata per etichettare Civita di Bagnoregio, uno dei più incantevoli borghi d’Italia. Civita sorge a circa 1 Km da Bagnoregio, in provincia di Viterbo, ma quasi al confine con l’Umbria, su un lembo di terra tufacea la cui base è minata dall’azione erosiva di due torrenti che scorrono nelle valli sottostanti. Proprio questa peculiare posizione geografica ha trasformato nel tempo il caratteristico borgo medievale, che ha dato i natali a San Bonaventura, in un luogo sempre più isolato e difficile da vivere. Civita sta morendo a causa del progressivo e lento sgretolarsi del terreno su cui sorge, ma vive ancora grazie alla curiosità che spinge ogni anno numerosi turisti ad addentrarsi in un’esperienza fuori dal tempo.
Civita è collegata al comune di appartenenza grazie ad un semplice ponte in cemento armato, costruito solo nel 1967. Addentrarsi nel borgo significa percorrere a piedi questa lunga lingua di terra che sale fino alla porta d’ingresso. La popolazione è costituita da poche famiglie che vivono principalmente del turismo locale e che ignorano cosa siano lo smog e il traffico cittadini: niente più rumori di ogni sorta in questo posto che non sa cos’è la vita moderna, solo il vociare della gente che di giorno anima i suoi vicoli.

Eppure Civita possiede una lunga storia, testimoniata dalla chiesa romanica di S. Donato e da quella romanico – gotica dell’Annunziata e dai palazzi rinascimentali dei Colesanti e degli Alemanni. Vi nacque inoltre San Bonaventura, al secolo Giovanni Fidanza (XIII sec.) che fu filosofo e teologo e che tuttora è considerato uno dei massimi biografi di San Francesco, avendo scritto la “Legenda maior”, a cui si ispirò Giotto nel dipingere il celebre ciclo di affreschi della basilica d’Assisi.

Questa storia è però destinata ad erodersi nel tempo, se si pensa che il piccolo territorio su cui Civita sorge si è ristretto nel corso dei secoli: i lembi esterni sono progressivamente crollati, anche a causa dei terremoti che l’hanno colpita, costringendo gli abitanti ad abbandonare il posto. Ma come al solito ciò che è destinato a seguire un funesto destino attrae inspiegabilmente l’uomo, suscitando uno strano sentimento in cui si fondono assieme la bellezza e il terrore del sublime.

Nonostante la sua triste storia, Civita continua a vivere. I suoi vicoli caratteristici ospitano ogni Natale un presepe vivente, mentre la prima domenica di giugno (1 giugno 2008) e la seconda di settembre (14 settembre 2008), nella piazza principale, viene rinnovata l’antica tradizione del “palio della Tonna”, in cui i fantini corrono in circolo (“tonna” in dialetto) salendo in groppa a degli asini, un tempo unico mezzo di trasporto per un borgo così isolato.

Civita sorge su un’altura, attorno scende a strapiombo la vallata che la circonda, incorniciata da solide colline e montagne. Guardarla da lontano porta ad interrogarsi sul mistero della sua sopravvivenza, mentre dal suo interno si gode di un paesaggio unico, quello delle distese di verde e quello dei calanchi, le formazioni franose che ricordano il futuro che l’attende.

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