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La splendida Malvasia

luglio 1st, 2011 | by Red
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Sembra di trovarsi fuori dal mondo, o comunque in un angolo della Grecia, dove il tempo sembra essersi fermato secoli fa. È questa la sensazione che si prova davanti al pittoresco borgo di Malvasia, in greco Monemvassía, lungo la punta più orientale delle tre “dita” del Peloponneso.
Si respira un’atmosfera di tranquillità e silenzio, nell’assolato paesaggio in cui si snoda la strada tortuosa che conduce all’abitato.

La cinta muraria che oggi accoglie il visitatore, fu realizzata dagli Ottomani nel XVI secolo, dopo la conquista del borgo. Una porta fortificata e la casa in cui nacque il poeta Iánis Rítos, introducono ad un intricato dedalo di viuzze, su cui si affacciano luoghi di culto e palazzi di impronta veneziana. Siamo a Káto Póli, la città bassa, dove si passeggia tra scenografiche scalinate sovrastate da archi, che conducono a piccole piazze assolate.
Una di queste è platía Dzamía, dominata dalla moschea turca detta Moussulmanikó Témenos, eretta nel XVI secolo, sulla più antica chiesa di San Paolo.

Dal 1999, ospita ll’Arheologikí Silogí, la collezione archeologica che comprende sculture, manufatti e frammenti architettonici, provenienti dal territorio, relativi al periodo di tempo che va dall’inizio dell’era cristiana alla dominazione turca.
Un cannone settecentesco, annuncia il centro della città bassa. Qui sorge l’antica chiesa di Elkómenos Hristós, la cattedrale fondata dai Bizantini nel XII secolo, per custodirvi un’icona del Cristo flagellato, considerata miracolosa.
A destra, una stradina, conduce ad una sorta di terrazza panoramica sul mare, dove si affaccia la chiesa di Panagía Hrissafítissa, che deve parte del suo fascino proprio alla posizione prospiciente il mare, a ridosso della cinta muraria.

Anche questo edificio di culto, risalente al XVII secolo, fu eretto allo scopo di custodire un’opera ritenuta miracolosa. Si tratta della cosiddetta “icona volante”, che la tradizione vuole sia volata fin qui da Hríssafa, presso Sparta.
Salendo alla Cittadella, merita una visita la chiesa della Panagía Mirtidiótissa, dove la presenza di una croce ancorata, testimonia che qui ha avuto sede l’Ordine dei Cavalieri di Gerusalemme, preceduto probabilmente da quello dei Templari.
La vista migliore sul borgo, si ha dall’alto di Ikismós, la cittadella dove sorge l’insediamento originario. La scalinata è irta, ma il panorama che si gode dall’acropoli è mozzafiato. Qui, tra i resti delle fortificazioni, per lo più di epoca veneziana, si trova la chiesa di Agía Sofía, in splendida posizione panoramica.

Nel XVI secolo, fu convertita in moschea, ed è curioso che all’interno il mihrab, rivolto verso La Mecca, si trovi accanto a tracce di affreschi, rilievi e capitelli bizantini.
Oltre al famoso nettare liquoroso, Malvasia deve la sua fama, alla città di Mistrá, un tempo capitale della Morea. La strada per arrivarci, è abbastanza lunga, e la salita attraverso l’abitato è ripida, ma sia la città bassa, che quella alta, ricompensano con i complessi religiosi, le mura e gli edifici civili.
Chi vuole partire alla scoperta del “dito” centrale del Peloponneso, può raggiungere Gíthio, per addentrarsi in una terra ricca di villaggi fortificati, dove la natura è protagonista indiscussa e il mare cristallino invita a lunghi bagni ristoratori, durante le assolate giornate estive.

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