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Kos: mosaico di bellezze naturali, storia e arte

maggio 27th, 2010 | by Red
Kos: mosaico di bellezze naturali, storia e arte
Grecia
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L’isola di Kos (in greco Κως), rinomata nel mondo come terra natale di Ippocrate, appartiene all’arcipelago del Dodecanneso, ed è situata di fronte alla località turca di Bodrum, l’antica Alicarnasso. Seconda per flusso turistico solo all’isola di Rodi, è da sempre fra le mete più richieste dai turisti italiani. Molto facile da raggiungere sia che si decida di arrivarci in traghetto (numerose sono le linee che partono da Brindisi, Bari, Ancona e Venezia), sia che si scelga il più comodo e veloce aereo.

Lunga circa 50 km e larga 12, nell’isola vivono stabilmente 30.000 persone, la maggior parte stanziate nell’omonimo capoluogo e negli altri centri abitati dell’isola, come Kardamena, Kefalos, Tigaki, Antimachia, Mastichari, Marmari e Pyli. Vi sono poi altri villaggi più piccoli, come Zia, Zipari, Platani, Lagoudi. Si tratta di villaggi quasi del tutto abbandonati ai piedi del monte Dikeo.

Il fascino particolare di Kos deriva dall’inconsueta morfologia del territorio: nell’isola si trova l’albero più antico di tutta Europa, il Platano d’Ippocrate, dove si crede che il padre della medicina passasse il tempo insegnando ai suoi discepoli. Per gli amanti del mare ci sono invece molte spiagge da visitare. La parte settentrionale dell’isola è sempre battuta dal vento, ma offre fondali più cristallini rispetto alla parte meridionale, dove invece è facile trovare un mare calmo, acqua limpida, ma fondali più scuri. Altro gioiello naturale dell’isola sono le famose Thermes, Tra kardamena e kos, piscine naturali di acqua caldissima e sulfurea. Da visitare è anche l’isola di Castri, in direzione di Kefalos, meta ambita da molti bagnanti.

Storicamente ha subito diverse invasioni: abitata inizialmente dai Cari, fu successivamente colonizzata dai Dori nell’XI secolo e venne così annessa alla federazione Ateniese
Più tardi l’isola cadde sotto il controllo dei Veneziani, che la cedettero ai Cavalieri di San Giovanni nel 1306, i quali persero la loro supremazia 200 anni dopo a causa dell’invasione turca. L’Impero Ottomano governò Kos per circa 400 anni.
Solo in epoca contemporanea, e precisamente a partire dal 1912, tornò sotto l’influenza italiana, diventano durante la Seconda Guerra Mondiale teatro di un sanguinoso avvenimento in cui persero la vita numerosi italiani: nel 1943, a seguito dell’Armistizio dell’8 settembre, i tedeschi effettuarono uno sbarco aereo-navale nell’isola di Kos, dove si trovava una guarnigione di 4000 uomni. Dopo una serie di combattimenti, 103 ufficiali del 10º reggimento di fanteria “Regina” furono uccisi dai militari della Wehrmacht. Solo 66 corpi furono ritrovati e di questi solo 37 vennero identificati. Le salme recuperate furono traslate nel Sacrario militare di Bari soltanto nel 1954, molti anni dopo questi accadimenti.
Una lapide monumentale, con i nomi dei 103 ufficiali italiani uccisi, fu eretta nel cimitero cattolico a ricordo dell’episodio nel 1992 e sul campo dell’eccidio è stata innalzata nell’ottobre del 2008 una croce in legno con dedica in memoria degli ufficiali fucilati.

Nel territorio di Kos si trovano molti siti archeologici. Ricordiamo quelli di Odeum Romano, di Alasarna e l’Asclepieion, oltre alle fortezze di Kos, come le mura medievali, la fortezza di Antimachia e quella dei Cavalieri di San Giovanni.
Fra questi certamente il più importante è l’Asclepieion, tempio eretto in onore del Dio della Guaragione Asclepio, in tempi antichi l’ospedale più famoso della Grecia, dotato di acqua minerale per curare le malattie della pelle e oggi uno dei siti più importanti e visitati di Kos.

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