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Napoli: dove l’arte ancora vive

novembre 13th, 2008 | by Red
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Napoli è davvero una città dai mille volti, una città che purtroppo negli ultimi tempi sta acquistando un’immagine sempre più negativa che sta allontanando i suoi potenziali visitatori. Ma se quest’anno sarà inevitabile trovare, persino nelle stradine dei leggendari presepi di San Gregorio Armeno, gli altrettanto leggendari e “pittoreschi” sacchi di spazzatura, non si può dimenticare che Napoli non ha solo questo volto, ma che è stata e continua ad essere una città ricca di cultura.

Non parliamo solo della sua storia passata, ma anche del grande spazio che Napoli sta dando all’arte contemporanea. Con il progetto “Stazioni dell’Arte”, che ha portato a creare dei veri e propri musei sotterranei nelle stazioni della metropolitana, si è realizzato uno dei rari esempi di arte pubblica, in un periodo storico in cui l’artista sembra relegato a svolgere il proprio lavoro nelle quattro mura del suo studio, un momento in cui agli occhi dei più l’arte è sempre più incomprensibile e qualche volta anche inutile. I maleodoranti corridoi delle metropolitane si sono trasformati in gallerie d’arte grazie al coinvolgimento di numerosi artisti, molti dei quali italiani, che hanno creato delle opere non solo per rendere questi luoghi esteticamente più appetibili, ma anche per dimostrare che l’arte non ha mai smesso di avere un ruolo sociale: l’arte non è solo per le élites di intellettuali, ma per tutti i cittadini. E forse, per una città così fatalista come Napoli, vien da chiedersi se non sia stato il destino beffardo a ribaltare le cose e a portare in superficie, per le strade, i rifiuti dei suoi abitanti.

Attualmente, solo parte di questo progetto è stato realizzato e alcune stazioni della linea 1, la tratta Rione AltoDante, e della linea 6, da Mergellina a Mostra, hanno accolto, sotto il coordinamento artistico del critico napoletano Achille Bonito Oliva, le opere di artisti del calibro di Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto, Mimmo Rotella, Jannis Kounellis [gallery] e molti altri ancora. Ma il progetto non si è fermato e prevede un prolungamento sia della linea 1, che della più recente linea 6 – inaugurata solo nel 2007 e unica ad essere interamente coinvolta in “Stazioni dell’arte” – grazie ai nuovissimi progetti di ben tredici architetti – come Massimiliano Fucksas, Alvaro Siza ed Eduardo Souto de Moura – presentati già nel 2006 alla Biennale di Venezia, nella mostra “Stazioni dell’Architettura”.

L’arte contemporanea a Napoli è anche quella del MADRE, il Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina, aperto al pubblico nel 2005. Il museo prende il nome dal Palazzo Donnaregina, situato su via Settembrini, a pochi passi dal Duomo, che risale al XVI secolo e che versava in uno stato rovinoso prima che venisse restaurato dall’architetto portoghese Alvaro Siza. Dei quattro piani in cui si snoda l’edificio, il più alto e quello a taglio strada ospitano ogni volta mostre diverse, mentre i due centrali sono occupati dalla collezione permanente. In particolare, il primo di questi due piani è costituito da una serie di stanze, ognuna delle quali è stata affidata ad uno specifico artista che ha dato vita ad un’opera site specific, pensata appositamente per quel luogo. Dunque la particolarità del MADRE, rispetto a molti altri musei che incamerano opere che spesso provengono anche da Paesi lontani, oltre che da luoghi, come le chiese, che hanno poco a che vedere con i musei, sta nell’aver svolto un ruolo di committenza, trasformandosi anche in un grande cantiere. Alcune di queste opere mantengono comunque una loro autonomia rispetto allo spazio, altre non potrebbero farne a meno, come i coloratissimi affreschi di Francesco Clemente, gli unici a ricoprire ben due stanze, o i monocromi graffiti di Mimmo Paladino, che sembrano ricreare uno spazio primitivo, o ancora i wall drawings (letteralmente “disegni murali”) di Sol Lewitt.

Al piano superiore invece, ci sono le opere in prestito a tempo indeterminato, collocate secondo una sistemazione difficilmente contestabile che da una parte privilegia una sequenza temporale, che va dagli anni ’50 fino ai nostri giorni, e dall’altra crea degli accostamenti tra artisti che hanno seguito simili tendenze: si parte dunque da Burri, Fontana e Manzoni, passando per l’Arte Cocettuale, l’Arte Povera, la Pop Art, la Transavanguardia, arrivando ai più celebri protagonisti dell’arte contemporanea, come Damien Hirst, Gilbert & George e Cindy Sherman.
Passeggiando attraverso queste stanze e guardando al di là delle finestre, si può infine dare uno sguardo al cortile interno che ospita sempre delle istallazioni di dimensioni monumentali.
Attualmente è possibile visitare al MADRE una mostra dedicata a Robert Raschenberg (fino al 19 gennaio 2009), costituita da opere realizzate negli anni ’70 e dunque successive alle opere per le quali è maggiormente conosciuto colui che viene ora considerato uno dei padri della Pop Art.

Info:
Le stazioni dell’arte
MADRE
Mostra Rauschenberg

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2 Comments

  1. Merienne says:

    Bello sguardo sulla Napoli contemporanea!Articolo interessantissimo e ben scritto

  2. natasha says:

    Napoli non è solo immondizia e camorra. Napoli è sole, mare, spaghetti, pizza, arte, e gente allegra, ospitale e calorosa

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