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Dove alloggiare durante il Cammino di Santiago de Compostela: pro e contro

gennaio 21st, 2015 | by Red
Dove alloggiare durante il Cammino di Santiago de Compostela: pro e contro
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“Se arriviamo in Champions League raggiungerò la Cattedrale di Santiago de Compostela in bici”. Lo ha detto Roberto Mancini quando a stagione in corso (2014/2015) ha preso in mano il timone dell’Inter. Il “voto” dell’allenatore nerazzurro adattato al mondo del calcio la dice lunga non solo sulla fama del Cammino che porta in terra galiziana, ma anche sul numero impressionante di gente che ogni anno compie questo straordinario pellegrinaggio di fede.

E non solo in bici. In molti, armati di scarpe da trekking e uno zaino, davanti alla cattedrale di Santiago ci arrivano a piedi. Si parla, complessivamente, di oltre 200mila presenze l’anno. Negli ultimi anni, in particolare, sta prendendo piede la “moda” di percorrere i 100 chilometri che separano Sarria a Santiago, poiché si ottiene “la Compostela, il ‘diploma’ che certifica l’avvenuto pellegrinaggio”, riporta Il Fatto Quotidiano.

Gli albergues: quando dormire è low cost

Il giornale parla del business turistico e dei sempre più gettonati “albergues” (gli ostelli) che offrono la possibilità di avere un tetto sulle spalle ad appena sei euro a notte. Ma il turismo di massa, tuttavia, sta facendo lievitare i prezzi. E al tempo stesso quello che dovrebbe essere un pellegrinaggio, un cammino di autentica fede, sta diventando – o comunque rischia di diventare – qualcosa di simile alla merce messa in vendita sulle bancarelle.

Certo, si può unire l’utile al dilettevole, ossia vivere un’esperienza da turisti e al tempo stesso coltivare la propria spiritualità. Ma il “business” rischia di distrarre, rischia di far perdere di vista il senso di un soggiorno del genere anche agli operatori del settore.

L’ospitalità offerta dai religiosi

Ma facciano attenzione. Perché parallelamente all’esplosione degli ostelli low cost, si sta riaffermando il desiderio di tanti pellegrini di distinguersi dalla massa e di recuperare il senso autentico del Cammino. Come? Ad esempio trovando alloggio nelle strutture gestite da religiosi.

Lungo il Cammino che porta a Santiago de Compostela, infatti, l’ospitalità religiosa non manca affatto. Si contano oltre cento rifugi riconducibili direttamente ai monasteri o alle confraternite. Di turistico, in questi rifugi, ovviamente c’è poco o nulla: vi lavorano per lo più volontari.

Ed offrono ospitalità (oltre a un letto anche l’uso cucina) solo ai pellegrini per così dire “doc”, cioè “sponsorizzati” dalle comunità religiose di riferimento. Il costo? Un piccolo contributo, nulla di più. In genere tre euro a notte sono più che sufficienti.

Gli hospitaleros: quando ad accogliervi è un ex pellegrino

Nel frattempo aumentano anche gli “hospitaleros”, ossia gli ex pellegrini. Sono persone che dopo aver compiuto questo cammino di fede intendono “sdebitarsi” offrendo a loro volta ospitalità ai nuovi pellegrini in viaggio.

Di solito nelle strutture che gestiscono un letto per dormire viene offerto gratuitamente (o comunque è prevista un’offerta libera). Ma il rischio è sempre quello: il notevole volume d’affari generato dai viaggi verso Santiago – che naturalmente fa gola ai grandi imprenditori del comparto turistico – potrebbe far sì che gli hospitaleros vengano ridotti a una sorta di riserva indiana: pochi e al servizio di pochi intimi.

Sarà un caso, ma di alberghi gratuiti cominciano a trovarsene sempre meno.

Conventi e monasteri aperti ai pellegrini

I pellegrini autentici – a patto che abbiano le necessarie credenziali – stiano comunque tranquilli: per loro ci sarà sempre la possibilità di arricchire questa esperienza con soste notturne nei conventi o nei monasteri disseminati lungo il percorso che conduce in quella che nei secoli è diventata – che piaccia oppure o no – la capitale mondiale del turismo religioso.

Su una cosa, comunque, tutti sono d’accordo: turisti o pellegrini, poco importa. Il Cammino di Santiago de Compostela è un’esperienza che va vissuta. Che arricchisce da un punto di vista non solo spirituale, ma anche umano.
Sì, perché nei rifugi, negli ostelli o nelle strutture religiose si socializza con persone provenienti da tutto il mondo. Ci si sente fratelli, si condivide lo stesso obiettivo.

Si fraternizza anche lungo il percorso, si tasta con mano l’ospitalità dei contadini. Si riscopre un mondo più umano, più vero. Dove i valori autentici hanno ancora un senso. E cozzano con i “valori” che piacciono agli imprenditori, quelli devoti al “dio denaro”.

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