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Viaggio a Isernia, sulle tracce dell’uomo più antico d’Italia

ottobre 5th, 2017 | by Red
Viaggio a Isernia, sulle tracce dell’uomo più antico d’Italia
#Sapevatelo
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Nel 2002 l’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, durante la sua visita in Molise definì Isernia “prima capitale d’Italia, custode di intatte bellezze naturali e di significative testimonianze di una lunga storia di civiltà”.

Aveva un buon motivo per dirlo: il più antico insediamento umano conosciuto in Europa è stato individuato proprio nel capoluogo di provincia molisano.

È il giacimento Paleolitico di Isernia La Pineta, ben noto alla comunità scientifica internazionale.

Fu scoperto nel 1979, durante i lavori per la realizzazione della superstrada Napoli-Vasto. La scoperta fu fatta da Alberto Solinas, ricercatore in vacanza nel Molise.

Si rese subito conto di trovarsi di fronte a qualcosa di straordinario.

Le conferme non tardarono ad arrivare: alle porte della città c’erano tracce evidenti della presenza dell’uomo.

I primi insediamenti dell’homo erectus – come stabilito dagli studi più recenti – risalgono infatti a circa 630mila anni fa.

Nel 2014 la scoperta di un dente da latte

Una delle conferme più importanti è arrivata nel 2014, quando nell’area degli scavi – tuttora in corso e sempre molto promettenti – è stato rinvenuto un dente da latte.

È un incisivo grande all’incirca 7 millimetri, risalente a 586mila anni fa, esposto per la prima volta al museo del Paleolitico nel mese di settembre 2017.

Parliamo di quello che ad oggi è il reperto di bambino più antico in Italia. Un ritrovamento eccezionale.

A maggior ragione perché rappresenta una conferma definitiva delle tesi sostenute sin dal primo momento dagli scopritori del sito: la presenza dell’uomo in questo angolo del Molise all’epoca del Paleolitico.

Sito archeologico Patrimonio dell’umanità

La qualità e la quantità di reperti rinvenuti fanno del giacimento di località La Pineta una delle più importanti testimonianze sull’epoca preistorica europea.

Non a caso il sito dal 2006 è candidato a entrare nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità.

La Pineta è un giacimento inesauribile di informazioni sulla storia dell’uomo: racconta la sua abilità nell’usare il fuoco, parla della conoscenza dei colori (testimoniata da tracce di ocra) e delle capacità di bonificare i territori. Il tutto grazie un’organizzazione embrionale in società.

L’homo erectus – il primo proveniente a raggiungere l’Eurasia un milione e mezzo di anni fa – viveva dunque tra le montagne dell’Appennino, per l’esattezza in una vallata in cui era presente un laghetto alimentato dal fiume Carpino.

Isernia, benvenuti nella… savana

Lo scenario nella zona di Isernia era quello tipico della savana. Pochi alberi e tanti animali: bisonti, elefanti, ippopotami e tantissime altre specie.

In questo ambiente muoveva i suoi passi quello che è stato ribattezzato con il nome di Homo Aeserniensis.

Insieme ai suoi simili, passava le giornate dedicandosi alla caccia e alla raccolta dei vegetali che crescevano spontaneamente in natura.

Così come i loro antenati provenienti dal continente africano, erano caratterizzati da buone facoltà mentali e da un’elevata propensione alla cooperazione, a fare squadra.

Non erano ancora esperti di allevamento e agricoltura, non avevano sviluppato l’abitudine di seppellire i loro morti, ma gli insediamenti erano caratterizzati da un minimo di organizzazione. I gruppi erano verosimilmente formati da 15-20 persone.

Primo esempio di organizzazione sociale

La società era probabilmente di tipo patriarcale, le mansioni rigidamente suddivise: agli uomini era affidato il compito di cacciare, alle donne quello di raccogliere i vegetali.

Le prede dei cacciatori isernini erano varie: in cima alla lista delle preferenze c’erano i bisonti, ma non rinunciavano di certo a cacciare cinghiali, rinoceronti, elefanti, ippopotami, orsi e megaceri (cervi giganti).

Lo testimoniano gli accumuli di ossa rinvenuti nel giacimento. Quelle appartenenti al bisonte, ad esempio, venivano fratturate per consentire l’estrazione del midollo, molto nutriente.

Gli strumenti da caccia

Oltre agli animali, sono stati trovati gli strumenti per la caccia. Intorno al lago e al fiume abbondavano le lastre di selce.

Una volta affilate, queste schegge – lunghe una decina di centimetri – erano in grado di macellare un bisonte intero.

Grazie alle sue buone capacità cognitive, l’Homo aeserniensis andava oltre il proprio nutrimento attraverso la carne degli animali uccisi: usava sia le loro pelli sia le loro ossa.

Non è tuttavia possibile, ad oggi, stabilire per quanto tempo si sia fermato in questa area, né quali attività abbia praticato.

I gruppi presenti non erano numerosi; appare inoltre improbabile che si siano fermati per periodi prolungati.

Le fasi di popolamento

L’ipotesi più accreditata parla di presenze a fase cicliche, forse dettate dalle piene del fiume: oltre a facilitare l’approvvigionamento delle materie prime e dell’acqua, il corso d’acqua presumibilmente favoriva anche le strategie di caccia dei gruppi presenti in località La Pineta.

I continui passaggi sullo stesso sito sono più di un’ipotesi: una successione stratigrafica di almeno quattro orizzonti antropici evidenzia altrettante fasi di popolamento.

Per ora gli archeologi hanno accertato che il primo insediamento avvenne su una consistente bancata di travertino: qui furono abbandonati i manufatti in selce e i resti degli animali cacciati, successivamente ricoperti da uno strato di limo.

Sopra questa coltre di melma ci sono tracce di un successivo insediamento, a sua volta ricoperto da una colata di fango di origine vulcanica. Che ha preservato dalla distruzione reperti ritenuti preziosi dagli studiosi.

Il terzo passaggio – al di sopra dei sedimenti vulcanici – è testimoniato dal rinvenimento di altre strutture ossee (ma di dimensioni più ridotte rispetto alle precedenti) e diversi manufatti ricavati da selce e calcare.

La probabile presenza del fuoco e dei colori

Il quarto insediamento, in ordine di tempo, è stato individuato nella parte meridionale del giacimento.

È ritenuto importante non tanto per la notevole concentrazioni di reperti in selce, ma soprattutto per la presenza – probabile – del fuoco.

Se tale ipotesi dovesse trovare conferme, ci troveremmo di fronte alle tracce più antiche al mondo relative all’utilizzo del fuoco finora documentate.

Non meno importante, come già accennato, il rinvenimento a Isernia di tracce di ocra su una pietra. L’ipotesi che l’homo aeserniensis avesse sviluppato anche delle capacità artistiche non è affatto da scartare.

Certo è che non finisce qui. In futuro – così come accaduto con la recente scoperta del dente da latte – gli studiosi potrebbero riportare alla luce altre informazioni interessanti: le prede cacciate e i manufatti in pietra, infatti, insistono su un’area di decine di migliaia di metri quadrati.

Al Museo del Paleolitico i visitatori “partecipano” agli scavi

Tutto questo lo si può tastare con mano. Il Museo del Paleolitico di Isernia, in località La Pineta, offre infatti ai visitatori un’opportunità più unica che rara: quella di osservare gli archeologi al lavoro sull’area degli scavi.

Il padiglione riservato a questa attività è un vero e proprio laboratorio dove gli studiosi – provenienti da ogni parte del mondo – recuperano, restaurano, studiano ed espongono il frutto delle loro ricerche.

Tutto il resto lo si può osservare nel padiglione che custodisce la paleosuperficie e nell’area didattica, pronta a raccontare con varie ricostruzioni, reperti, immagini, video e documenti una fantastica storia cominciata oltre 600mila anni fa. La nostra storia.

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