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Ndocciata Agnone, nella patria delle campane il più grande rito del fuoco

novembre 15th, 2014 | by Red
Ndocciata Agnone, nella patria delle campane il più grande rito del fuoco
#Sapevatelo
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Se per voi viaggiare significa conoscere luoghi nuovi, scoprire la cultura e le grandi tradizioni italiane, ma soprattutto provare emozioni, allora il posto giusto che fa per voi ha già un nome: Agnone. E una data: 8 dicembre 2014. Considerata da molti la capitale mondiale delle campane, questa bella cittadina della provincia di Isernia nel pomeriggio dell’Immacolata – a partire dalle 18:00 – darà vita a uno dei più antichi e grandi riti del fuoco del mondo: la ‘Ndocciata.

Migliaia di torce ardenti, realizzate con abete bianco e ginestra, trasformeranno il corso principale in un suggestivo fiume di fuoco. È un rituale che si perde nei secoli, che si lega alla tradizione contadina e pastorale di questi luoghi. Che sia qualcosa di unico lo dimostra anche il riconoscimento del ministero del Turismo, che ha attribuito alla ‘Ndocciata di Agnone il marchio di “Patrimonio italiano per la tradizione”.

Il legame con Giovanni Paolo II: storia di un grande amore

Ma non solo. Nel 1996 le ndocce dell’Alto Molise andarono in… trasferta. Illuminarono Piazza San Pietro, regalando un grande spettacolo e una testimonianza di fede a Sua Santità Giovanni Paolo II, tra l’altro molto legato ad Agnone: durante il suo pontificato (1995), infatti, visitò la cittadina e la fonderia di campane, innamorandosene. Non è un caso, dunque, che l’edizione straordinaria di quest’anno sia dedicata alla canonizzazione del Papa diventato a furor di popolo “Santo subito”.

L’edizione dell’Immacolata è stata ideata proprio per consentire ai visitatori di godersi questo spettacolo (ogni anni si registrano ad Agnone tra le 10 e le 14mila presenze). Ma la ‘Ndocciata originale si svolge da sempre la sera della Vigilia di Natale. Ed è naturalmente la più sentita dai residenti. È quella della tradizione, quando i contadini arrivavano dalle contrade, facendosi luce con le torce ardenti, per assistere alla Messa di Natale.

Un fiume di fuoco che dà spettacolo

Ma una cosa è certa: in entrambe le occasioni il visitatore tornerà a casa piacevolmente sorpreso e soddisfatto di aver dedicato del tempo a osservare e fotografe le ‘ndocce e i suoi portatori, avvolti nella caratteristica cappa nera. Al rintocco della grande campana della chiesa di Sant’Antonio, si incamminano lungo il corso principale, spesso “giocando” con il fuoco. Molto particolari, in effetti, le veroniche: i portatori di ‘ndocce girano su se stessi, oppure si uniscono agli altri e fanno un girotondo.

L’impatto visivo è eccellente, ma tutto questo non è affatto semplice come sembra: le ‘ndocce sono pesantissime; alcune sono infatti formate anche da una trentina di torce, tant’è che vengono portate sulle spalle da due persone contemporaneamente. Si tratta di una sorta di prova di forza: le contrade – Capammonde e Capabballe, Colle Sente, Guastra, Sant’Onofrio e San Quirico – fanno a gara nel realizzare la ‘ndoccia più grande (e dunque più bella).

Insomma: davvero uno spettacolo da non perdere. E il ponte dell’Immacolata può davvero essere l’occasione giusta per scoprire i tesori di questa terra ancora poco conosciuta. Ad Agnone, definita l’Atene dal Sannio per il suo pregevole patrimonio storico e artistico (particolarmente interessanti le sue tnate chiese), è possibile visitare le botteghe dei ramai o più in generale quelle di artigianato artistico.

Un’occasione per visitare la fonderia delle campane e le botteghe artigiane

È un’altra antica tradizione locale, che vanta nobili origini: è infatti di chiara matrice veneziana, come testimoniano i leoni di San Marco scolpiti sui portali di alcune botteghe. Ma chi visita Agnone, lo fa anche e soprattutto per fare un salto alla Pontificia Fonderia della famiglia Marinelli. È una delle aziende più longeve al mondo: qui fu prodotta la campana del Giubileo dell’anno Mille, oltre che naturalmente quella che ha annunciato al mondo cattolico l’inizio del secondo millennio.

Da secoli, dunque, i bronzi artistici realizzati in questa fonderia emettono i loro rintocchi dai campanili di mezzo mondo. Una visita al museo lascia i visitatori senza parole. Ancor di più quando hanno la fortuna di assistere al rituale della colata, quando cioè il bronzo va a riempire lo spazio tra l’anima e il mantello della campana in fase di realizzazione.

Gli altri tesori dell’Alto Molise: tra storia, natura e… tartufo

Ma se siete da queste parti approfittatene anche per visitare altri luoghi ricchi di suggestione dell’Alto Molise: a Pietrabbondante, ad esempio, c’è un complesso di edifici (templi e teatro) di epoca italica, definito da Adriano La Regina – già sovrintendente di Roma e responsabile egli scavi archeologici – come uno dei centri religiosi e politici più importanti del popolo sannita.

Per gli amanti della natura e delle escursioni, inoltre, c’è la possibilità di visitare le Riserve Mab dell’Unesco di Montedimezzo e Collemeluccio. Mentre i buongustai sappiano che da queste parti, oltre a trovare formaggi squisiti e salumi eccellenti, avranno la possibilità di degustare dell’ottimo tartufo. In pochi lo sanno, ma oltre il 40% della produzione nazionale arriva dal Molise. Un motivo in più per visitare questa piccola regione. Del resto lo dice anche il proverbio: nella botte piccola c’è il vino buono. In tutti i sensi.

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