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Cicloturismo, una “miniera d’oro” che l’Italia non sa sfruttare

agosto 4th, 2014 | by Red
Cicloturismo, una “miniera d’oro” che l’Italia non sa sfruttare
Natura e ambiente
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Da fenomeno di nicchia a “macchina” da soldi. Parliamo del cicloturismo, una delle nuove frontiere dei viaggi: negli ultimi anni sta conoscendo una crescita che sta andando oltre ogni aspettativa. In Italia questa “nicchia”, attraverso l’indotto, può infatti produrre oltre 3 miliardi di euro l’anno. Lo dice uno studio realizzato da The European House-Ambrosetti.

Ma nel Bel Paese come siamo messi in realtà? Trovare ciclisti (a livello amatoriale) in giro è sin troppo facile, anche nelle città cominciano a vedersi i servizi di bike sharing o comunque persone che vanno in giro in bicicletta. Le due ruote piacciono a tutti, grandi e piccini. Ma ciò non vuol dire affatto che le piste ciclabili abbondino. Semmai è vero il contrario.

Ciononostante – e grazie anche ai fondi europei – il cicloturismo comincia a farsi… strada tra (poche) amministrazioni comunali virtuose o comunque tra quelle istituzioni che hanno davvero a cuore lo sviluppo turistico della loro terra, a partire da ciò che si ha disposizione gratuitamente: la natura.

Tanto per cambiare (anzi, come sempre accade quando si parla di turismo sostenibile) c’è il Trentino Alto Adige a dettare legge sul fronte del cicloturismo: “Le Province di Trento e Bolzano investono sul cicloturismo da quasi 20 anni. Nella regione ci sono quasi mille chilometri di piste ciclabili protette, con un sistema intermodale efficiente, a partire dalla possibilità di trasportare la bici su tutti i treni”, ha spiegato Antonio Dalla Venezia, responsabile Cicloturismo della Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta) a Greenews.info.

In Italia, complessivamente, ci sono 18mila chilometri di strade ciclabili. Non siamo messi malissimo, dunque. In effetti qualcosa comincia a muoversi anche in Friuli, Veneto, Lombardia e Toscana. Anche in Abruzzo ci sono proposte interessanti, mentre il sud resta ancora indietro, eccezion fatta per la Sicilia (provincia di Siracusa) e alcune zone della Puglia, dove più in generale il turismo sta facendo registrare una forte crescita negli ultimi anni. Ma in alcune regioni del Meridione è assente persino l’idea di “pista ciclabile”. Salvo voler ricorrere al “fai da te”.

Eppure il potenziale del cicloturismo è enorme, nelle località montane o collinari dovrebbe rappresentare un punto fermo dell’offerta turistica. Attrezzare le strutture ricettive per accogliere gli amanti delle ruote sarebbe una vera e propria svolta, oltre che un’ulteriore opportunità per richiamare turisti anche dall’estero, dove il fenomeno è ormai ben radicato, grazie anche a leggi ad hoc che hanno incentivato e sostenuto questo settore.

Quanto evidenzia Dalla Venezia dovrebbe far riflettere la classe politica e gli operatori del settore: “Si stima che nel 2012 – dice citando i dati dello studio Ambrosetti – l’impatto economico del cicloturismo in Europa sia stato di circa 44 miliardi di euro, generati da oltre 2 milioni di viaggi e 20 milioni di pernottamenti. Nella sola Germania il cicloturismo ha generato, nel 2012, 9 miliardi di euro di fatturato, mentre in Francia 2 miliardi di euro”.

In Italia, tanto per essere lapalissiani, il potenziale non manca (si pensi anche alle ferrovie dismesse), ma rispetto ad altre realtà europee si è ancora indietro: ad esempio è difficile spostarsi in treno con la bici, né le strutture sembrano essere pronte (salvo eccezioni) ad accogliere i turisti che amano viaggiare sulle due ruote.

Le istituzioni pubbliche in primis dovrebbero cambiare mentalità e investire in progetti mirati, evitando i soliti finanziamenti dati a casaccio, senza criterio. Che puntualmente producono zero posti di lavoro e nessun beneficio per il territorio. Del resto, in Italia, trovarsi di fronte a un investimento che dà risultati concreti significa solo due cose: o l’investimento lo ha fatto un privato, oppure non siamo in Italia.

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One Comment

  1. Concordo pienamente che le potenzialità del cicloturismo non vengono sfruttate e anche nella mia amata Romagna che per anni ha fatto scuola di Turismo la mia attività nata per soddisfare il cicloturismo fatica a trovare consensi e soprattutto a creare sistema con le attività ricettive.
    Teniamo duro per passione e cercando di diffondere un messaggio che piace e incoraggia.
    saluti e non dimenticate la bicicletta.
    Augusto http://www.decibelzero.it

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