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Turismo invernale, scatta la caccia agli “Slons” e ai viaggi low cost

ottobre 31st, 2014 | by Red
Turismo invernale, scatta la caccia agli “Slons” e ai viaggi low cost
#Sapevatelo
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Tremano gli operatori del turismo invernale. Non di certo per il freddo. Temono che dopo un’estate disastrosa per le località balneari, possa accadere qualcosa di simile nelle stazioni sciistiche delle Alpi e degli Appennini. E non solo per la solita incognita rappresentata dal meteo.

Questi timori li ha raccolti Skipass Panorama TurismoOsservatorio Italiano del Turismo Montano. Che in vista delle sciate dall’Immacolata (si spera) in poi, ha voluto fare il punto della situazione, non solo tastando il polso agli operatori turistici di montagna, ma anche analizzando i possibili segmenti di mercato dai quali attingere potenziali clienti.

La prima cosa che salta all’occhio è questa: non bisogna necessariamente rivolgersi agli amanti dello sci (del resto loro farebbero carte false pur di godersi una settimana bianca o comunque qualche giornata): si può infatti far presa anche tra quelle persone che non hanno mai messo un paio di sci sotto i loro piedi.

Come si conquistano i turisti che non sciano

Stiamo parlando dei cosiddetti Slons, un acronimo che sta per “snow lovers no skiers”. Ebbene: dai dati dell’Osservatorio emerge che questi potenziali clienti possono generare un fatturato che oscilla intorno ai 270 milioni di euro. E tutto questo a prescindere dalle piste da sci. Gli Slons si conquistano proponendo valide alternative.

Qualche esempio? Facile: iniziative enogastronomiche, visite ai rifugi o escursioni, shopping. Ma anche le proposte di pacchetti benessere, insieme a tutte quelle iniziative in grado di coinvolgere tutta la famiglia, potrebbero consentire di portare nelle stazioni sciistiche persone che mai avrebbero immaginato di trascorrere qualche giornata di relax in mezzo alla neve, magari in quelle famose località che finora hanno solo sentito nominare in tv.

Le persone interessate a un discorso del genere sono all’incirca 780mila. Non sono poche. Se intercettate con iniziative ad hoc, possibilmente originali, questi potenziali clienti potrebbero dare un’importante boccata d’ossigeno a un settore che – crisi a parte – da sempre deve fare i conti con i capricci del maltempo. Le premesse, tuttavia, non sono incoraggianti: si stima che solo il 14% delle località sciistiche si presenterà all’appuntamento con l’imminente stagione invernale con qualche novità di rilievo sul fronte dei servizi.

Le previsioni: quest’anno 10 miliardi di fatturato

Ma a parte i discorsi sulla “staticità” di alcune località e relativi operatori, è davvero messo così male il turismo montano? I dati dicono che tutto sommato – visti i tempi che corrono – non ci si può lamentare. Le previsioni per i mesi a cavallo tra la fine di quest’anno e quelli all’inizio del prossimo parlano di un fatturato complessivo che sfiora i 10 miliardi di euro. Gli arrivi dovrebbe aumentare del 3,2%, mentre le presenze dovrebbero far registrare un +3,8%.Più basso il fatturato, ma comunque in territorio positivo: +2%.

Insomma: puntare sul leisure potrebbe essere la chiave per consentire di incrementare il volume d’affari. Oppure, nella peggiore delle ipotesi, di limitare i danni.

Un pranzo con prodotti tipici in un rifugio, oppure l’irrinunciabile tintarella in completo relax in un solarium sulla neve, possono rappresentare delle idee utili per convincere gli indecisi. Al pari di una salutare ciaspolata. Da proporre, in questo caso, a coloro che anche in vacanza preferiscono fare un minimo di attività fisica.

La riscossa delle stazioni sciistiche più piccole

E ciò vale non solo per le più grandi e celebri stazioni sciistiche, ma anche per quelle più piccole e meno note al grande pubblico. Che, secondo gli analisti, quest’anno dovrebbero andare meglio rispetto al passato. Per una serie di fattori. La crescente richiesta di pacchetti low cost potrebbe infatti avvantaggiare le stazioni “mignon”.

A maggior ragione se oltre alle settimane bianche riusciranno a proporre pacchetti di pochi giorni e capaci di coinvolgere tutto il nucleo familiare. O, comunque in grado di accontentare i bambini: in fondo le vacanze delle famiglie ruotano intorno ai loro desideri. Oltre che dal buon rapporto qualità/prezzo, inoltre, le piccole stazioni presentano un vantaggio affatto trascurabile: in alta stagione non c’è quel caos che caratterizzata le stazioni sciistiche di… grido.

Ma le “big” non resteranno a guardare

Le più grandi, in ogni caso, faranno come sempre leva sul “nome” e sull’attivazione di nuovi servizi e discipline. Ottime possibilità anche per le cosiddette località “disabled welcoming”: in Italia si contano oltre 120mila sciatori disabili. Offrire loro servizi e sistemi d’assistenza adeguati sarebbe senz’altro una buona idea.

Ma in questo caso non per questioni di lucro, ma semplicemente perché si darebbe loro la possibilità di potersi dedicare alla loro passione per lo sci senza dover fare i conti con le barriere architettoniche. Sarebbe un bell’esempio di civiltà. Per una volta, insomma, gli affari potrebbero essere messi tranquillamente in secondo piano.

Ricapitolando: complessivamente il turismo invernale potrà coinvolgere all’incirca un milione di persone che di solito rinunciano in partenza a un’idea del genere. Un bacino di potenziali turisti notevole, soprattutto in tempi di magra come questi. Agli addetti ai lavori il compito di invogliarli e conquistarli.

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