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#3cities: le tre cose che amo di Parigi

gennaio 26th, 2015 | by Red
#3cities: le tre cose che amo di Parigi
#Experience
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È un amore così grande che neanche le preoccupazioni alimentate dalla strage di Charlie Hebdo possono attenuare. Il desiderio di riabbracciarla è irrefrenabile. È stato un colpo di fulmine: quando l’ho vista per la prima volta, quando l’ho annusata, osservata e spiata me ne sono innamorato. E sono certo che è uno di quei amori che dura tutta la vita: non la lasci più, costi quel che costi. Prima o poi, stanne certo, tornerò da Lei.

Se dovessi fare la classifica delle #3cities che più amo al mondo, metterei senz’altro Parigi sul gradino alto del podio. Sognavo di vederla da bambino, l’ho scoperta da adulto. E ne sono rimasto folgorato. Le aspettative non sono state affatto deluse. Semmai si è andati oltre quanto immaginassi. I colori, gli odori, i suoni: ti entrano nella pelle, si imprimono indelebilmente nel cuore e nella mente. E le emozioni ti riscaldano. Anche in mezzo a una tormenta di neve.

Sarà che quando si viaggia in compagnia della persona che si ama le cose si guardano da una prospettiva diversa. Sarà che quando osservi luoghi gli occhi dell’amore tutto sembra più bello. Fatto sta che il mio soggiorno a Parigi resterà per sempre impresso nell’album dei miei ricordi più belli.

Il gusto unico dei particolari

Non è tuttavia facile trasmettere con le parole le emozioni che suscitano anche i minimi dettagli, il gusto del particolare. Come ad esempio durante la nostra prima tappa parigina. Sembra ieri: sbuchiamo dall’uscita della metro e ci ritroviamo a due passi dal Moulin Rouge. Uno sguardo, un #selfie con la linguaccia alla Del Piero e via con il primo assaggio di Parigi.

Seguendo le vie viuzze di Montmartre, scopri che bastano le prime botteghe degli artisti a rapirti. Ma l’incanto dura poco. Bisogna continuare a camminare e andare su fino a le Sacre Coeur. Ed eccolo – sbucando da un vicolo preso a caso – il gigante bianco.

Dal Sacro Cuore uno sguardo sulla capitale

Dall’alto lo sguardo si posa su Parigi. Tenti di avvistare qualche monumento in lontananza, ma i volti della gente, gli artisti di strada, il bello di questa basilica, ti spingono a goderti lo spettacolo, a volerti sentire partecipe di questo quadro di varia umanità. E siamo solo all’inizio.

Ma è solo questa atmosfera particolare che rende Parigi così speciale? Beh, tutto è bello nella Capitale della Francia. Per raccontarla tutta, non basterebbe un’enciclopedia. Volendo fare il gioco del tre, potremmo limitare la scelta alle tre cose che amo di più di questa città. Anche se – è bene sottolinearlo – è una scelta davvero riduttiva.

Il museo del Louvre: la storia del mondo è tutta qui

Al primo posto metterei una visita al museo del Louvre. Nulla a che vedere con il Codice da Vinci di Dan Brown. Non ci sono Robert Langdon e Sophie Neveu davanti al corpo senza vita di Jacques Saunière. Nessun omicidio, nessun mistero sul Santo Graal. La realtà dice che in fila davanti alla biglietteria c’è mezzo mondo. Mentre nel resto del museo c’è la storia di tutta la Terra.

Visitare tutto il Louvre in poche ore è ovviamente impossibile. Occorre selezionare e decidere cosa ammirare. Il nostro tour non poteva che cominciare dall’ala dedicata alla cultura italiana. Ma la Gioconda – l’opera forse più fotografata al mondo – sappiate che è passata quasi in secondo piano rispetto ad altri capolavori.

Eh sì, perché dopo la solita foto, ci siamo girati et voilà: c’erano le gigantesche Nozze di Cana del Veronese a occupare l’intera parete. Sarei rimasto lì imbambolato per ore a osservare ogni minimo particolare, se la mia dolce metà non avesse provveduto a riportarmi alla realtà. Ed ecco che, quasi di corsa, scorrono davanti a te tele di Caravaggio, Raffaello, Mantegna, Botticelli e tanti tanti altri.

Italia, Francia, Grecia: una razza, una faccia

E poi gli artisti francesi. C’è la Marianne di Delacroix che guida il popolo della Rivoluzione francese. E c’è l’incoronazione di Napoleone immortalata dal pennello di Jacques Louis David. Fa un certo effetto vedere a due passi da te, dal vivo, quelle opere-simbolo che fino a ieri avevi potuto solo osservare distrattamente su un libro di storia.

All’uscita da questo labirinto ci attende la Nike di Samotracia. Sembra indicarci la via che porta all’antica Grecia. Scendi la scalinata… ed eccola! La Venere di Milo in tutto il suo splendore. Tutt’intorno altre sculture che raccontano di quella perfezione che non è di questa terra, ma che l’arte riesce a riprodurre alla… perfezione.

E poi la cultura egizia, quella etrusca e quella rinascimentale, in tutte le salse. Più che un museo, un pozzo di San Patrizio dell’arte. Dopo qualche ora andiamo via, con la consapevolezza che abbiamo visto solo una minima parte del Louvre. Poco male: già questo è un buon motivo per tornarci.

Un selfie al Trocadero. Con la Torre Eiffel sullo sfondo

Il secondo motivo per visitare Parigi? Beh, dopo una giornata passata a correre da un monumento all’altro, è bello, sul far della sera, ritrovarsi a guardare la Torre Eiffel illuminata dalla piazza e dai Giardini del Trocadero. Che spettacolo, ragazzi! Luci a parte, anche i giochi d’acqua delle fontane rendono più fatata l’atmosfera.

È un punto di osservazione particolare, molto suggestivo. A maggior ragione se hai la possibilità di goderti il panorama leggermente appartato, seduto sulle scalinate esterne. Un’occasione anche per far riposare le stanche membra, impegnate per tutto il giorno a inseguire la bellezza della capitale francese.

Mentre per le emozioni forti è il caso di salirci, su questa gigantesca Torre progettata dall’ingegnere Gustave Eiffel. Ne vale la pena: non solo per godersi una veduta panoramica da urlo, ma anche perché – spesso e volentieri – si trovano mostre ed esposizioni interessanti, mai banali.
E il terzo motivo? Beh, sarebbe troppo semplice parlare della bellissima Notre Dame, oppure dei Campi Elisi o l’imponente Arco di Trionfo.

O, ancora, una visita al museo d’Orsay, oppure una passeggiata lungo la Rive Gauche. E perché no? Potrei anche parlarvi del cimitero del Père Lachaise, a fotografare le tombe delle celebrità (Wow! C’era anche il mio mito Oscar Wilde!).

La metro: il videogame più realistico al mondo

Ma voglio sorprendervi con effetti speciali e parlarvi della metropolitana. Sembrerà banale, ma amco ricordare che appena compreso il meccanismo (facile anche per chi non mastica il francese), si gira per Parigi alla velocità della luce. Tutto funziona alla perfezione, tutti gli spostamenti avvengono con una facilità estrema. Così facile che quasi viene da pensare: se vivessi a Parigi, risparmierei sicuramente i soldi per l’acquisto di un’auto!

Grazie alla metro, in tre giorni siamo riusciti a vedere tantissimo, volando da una parte all’altra della città. È diventato un gioco più interessante di quelli proposti attraverso la realtà virtuale: cartina alla mano, ci siamo divertiti a disegnare itinerari, a passare dalla linea colorata in rosso a quella verde, a saltare su quella viola per poi incrociare quella gialla.

E poi quella rosa, poi ancora la verde, quella blu, l’arancio, il rosso, il giallo, la celeste (ah, no… quella è la Senna…) e su giù per questo arcobaleno sotterraneo che ci ha permesso di gustarci Parigi a tutto campo.

Anche per questo ci tornerò: sono certo che la metro saprà indicarmi altre bellezze e altri quartieri da ammirare in una delle Capitali più belle e romantiche al mondo. Alla faccia dei luoghi comuni.

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